Cosa sarebbe accaduto se il Papa fosse stato eletto già la prima sera di conclave? Quale sarebbe stato l’impatto della fumata bianca sulle programmazioni Rai? Chi ci avrebbe rimesso tra la diretta da piazza San Pietro e la diretta da Cinecittà? Senza concorrenza, dal famigerato Teatro 5 della Hollywood sul Tevere mercoledì 7 maggio è andata in onda in diretta su Rai 1 la 70esima cerimonia di assegnazione dei David di Donatello, culminata con la vittoria delle statuette più ambite da parte di Vermiglio di Maura Delpero.
È stato un anno con una forte presenza femminile, finalmente raccontando i prodotti vincitori come meritevoli in sé e non solo in quanto realizzati da donne come nelle passate edizioni. Il film di Maura Delpero ottiene 7 statuette totali, incluse film e regia (la prima regista donna a vincere il titolo ai David di Donatello), e Margherita Vicario porta a casa 3 premi per Gloria!, incluso il miglior esordio alla regia. A bocca asciutta Il tempo che ci vuole di Francesca Comencini e Parthenope di Paolo Sorrentino.
Si può essere più o meno d’accordo sui premiati, ma non ci sono state ingiustizie clamorose in un anno di altissima qualità cinematografica come quello appena concluso. Anzi, per un Favino o un Germano candidati quasi da contratto sindacale, quest’anno sono state presenti anche giovani esordienti come Tecla Insolia e Romana Maggiora Vergano che rinfrescano il panorama. Come sempre, ciò che lascia l’amaro in bocca è la gestione della serata da parte dell’Academy del cinema italiano presieduta da Piera Detassis.

Extra omnes
È molto difficile imbastire uno show di intrattenimento per il pubblico generalista, soprattutto a partire da un contesto nel quale gente che si conosce si scambia statuette e ringrazia famiglie e produttori. Ci si prova lo stesso, anche non si sembra in grado: niente più premi dal sottoscala, arrivederci Carlo Conti e benvenuti due nuovi conduttori, sulla carta molto più elettrici del Camerlengo Rai. Di fatto, poi, sono variabili imprevedibili anche l’attrice delle fiction di bandiera Elena Sofia Ricci e lo showman internazionale Mika, emozionati e schiavi del gobbo, pur complessivamente più frizzanti e intonati (specialmente lei) con il panorama cinematografico della serata.
Invece Mika, che non è bravo a recitare, serve a svecchiare la trasmissione, insieme alla partecipazione di Timothée Chalamet al maccheronico appuntamento annuale di marchette e polemichette su Rai 1. Chissà cosa ne avrà pensato Timmy dei microfonisti che ricuciono Mika sul palco in diretta dopo un abbraccio di Zingaretti. Anche se lo avesse detto ad alta voce, sarebbe stato impossibile capirlo, perché il traduttore simultaneo riporta una parola ogni cinque. E il montaggio in diretta sembra voler enfatizzare proprio quelle cose che non ha senso mostrare, momenti morti o siparietti involontari che non aiutano a elevare la percezione di qualità di un Eurovision tutto nostrano.
Sempre ste emozioni, sti salamelecchi, ste scenette ridicole, sti come ti senti a esser qui come stavi quand’eri là, al punto da mandare in confusione Chalamet che non trova da nessuna parte Luca Guadagnino. Invece l’altra italiana prestata a Hollywood è Monica Bellucci, immancabile all’adunata del cinema-italiano-è-il-più-bello-del-mondo, che interviene per consegnare a Giuseppe Tornatore un premio per il suo lavoro a Cinecittà (e con questo?).
Al solito anche i momenti musicali decentrati non hanno niente a che fare col cinema (perché La Niña?) o semplicemente gli passano sopra (Mika con la sua canzone e l’orchestra che sfarfalla mentre scorrono i nomi dell’In memoriam a mo’ di titoli di coda). Ben venga il duetto lisergico Mika – Claudio Santamaria, ma il tocco di speranza lo dà Riccardo Cocciante che si confonde e riparte: genuino bello della diretta o era già tutto previsto per allentare un po’ il copione paralitico della serata?

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Meno male che ci sono stati dei bei discorsi: Mario Martone nell’assegnare il miglior esordio alla regia ricordando i propri esordi; Margherita Vicario dice trasformiamo il femminismo in un discorso di statistica così si fa meno polemica; Maura Delpero insiste che il documentario non è una forma d’arte minore ma solo diversa; Pupi Avati demolisce giustamente Lucia Borgonzoni, Sottosegretario del Ministero della Cultura delegata al cinema, presente a Cinecittà per la solita furbata di Cinema Revolution che si vanta di grandi risultati del cinema italiano ottenuti esclusivamente grazie all’americanata del momento. Senza dimenticare Sean Baker che omaggia il cinema italiano (di quarant’anni fa) mentre riceve il riconoscimento per Anora miglior film internazionale dopo l’Oscar al miglior film, e Pierfrancesco Favino che recita il suo discorso a sproposito come un fuoriclasse nell’accettare un premio qualsiasi per il suo film.
Tornando al cinema, sempre marginale nella cerimonia ma stavolta un po’ meno, trionfa la serata Vermiglio di Maura Delpero con 7 premi, inclusi film, produttori, regia e sceneggiatura originale. Attrici Tecla Insolia e Valeria Bruni Tedeschi entrambe per la serie distribuita al cinema L’arte della gioia, attori Elio Germano per Berlinguer. La grande ambizione e Francesco Di Leva non protagonista in Familia, che è anche la migliore sceneggiatura non originale. Francesca Mannocchi regista del miglior documentario per Lirica Ucraina e Margherita Vicario tripletta miglior esordio alla regia, canzone e composizione di Gloria!. Quattro statuette di merito estetico per Le déluge – Gli ultimi giorni di Maria Antonietta, e premi tecnici distribuiti tra Berlinguer (montaggio: Jacopo Quadri però ringrazia Martone con cui ha lavorato in molti più film che con Segre), Vermiglio e Napoli-New York. Menzione speciale al premio al miglior casting, la cui prima edizione è vinta da Vermiglio e anticipa l’istituzione dello stesso premio agli Oscar: per una volta l’Italia arriva prima di Hollywood.

Complimenti a tutti i candidati e vincitori, e anche a Detassis – Ricci – Mika che fanno (un poco) meglio del solito, ma i numeri della notte degli Oscar all’italiana non sono incoraggianti: 1.451.000 spettatori, pari al 13% di share, sono vergognosamente poco. Se ci fosse stata la fumata bianca mercoledì 7 maggio, alla Rai sarebbe convenuto mandare la diretta su San Pietro e rinunciare ai David di Donatello.
Ecco tutti i candidati e vincitori ai David di Donatello 2025.
Miglior Film
Berlinguer. La grande ambizione di Andrea Segre
Il tempo che ci vuole di Francesca Comencini
L’arte della gioia di Valeria Golino
Parthenope di Paolo Sorrentino
Vermiglio di Maura Delpero
Miglior Attore
Elio Germano – Berlinguer – La grande ambizione
Francesco Gheghi – Familia
Fabrizio Gifuni – Il tempo che ci vuole
Silvio Orlando – Parthenope
Tommaso Ragno – Vermiglio

Migliore Attrice
Barbara Ronchi – Familia
Romana Maggiora Vergano – Il tempo che ci vuole
Tecla Insolia – L’arte della gioia
Celeste Dalla Porta – Parthenope
Martina Scrinzi – Vermiglio
Miglior Attrice Non Protagonista
Geppi Cucciari – Diamanti
Tecla Insolia – Familia
Valeria Bruni Tedeschi – L’arte della gioia
Jasmine Trinca – L’arte della gioia
Luisa Ranieri – Parthenope
Miglior Attore Non Protagonista
Roberto Citran – Berlinguer – La grande ambizione
Francesco Di Leva – Familia
Guido Caprino – L’arte della gioia
Pierfrancesco Favino – Napoli – New York
Peppe Lanzetta – Parthenope

Miglior Regia
Andrea Segre – Berlinguer. La grande ambizione
Francesca Comencini – Il tempo che ci vuole
Valeria Golino – L’arte della gioia
Paolo Sorrentino – Parthenope
Maura Delpero – Vermiglio
Miglior Esordio alla Regia
Ciao bambino – Edgardo Pistone
Gloria! – Margherita Vicario
I bambini di Gaza – Loris Lai
Io e il Secco – Gianluca Santoni
Zamora – Neri Marcorè
Miglior Sceneggiatura Originale
Berlinguer – La grande ambizione – Andrea Segre, Marco Pettenello
El Paraiso – Enrico Maria Artale
Gloria! – Margherita Vicario, Anita Rivaroli
Il tempo che ci vuole – Francesca Comencini
Parthenope – Paolo Sorrentino
Vermiglio – Maura Delpero

Miglior Sceneggiatura Non Originale
Campo di battaglia – Gianni Amelio, Alberto Taraglio
Familia – Francesco Costabile, Vittorio Moroni, Adriano Chiarelli
Il ragazzo dai pantaloni rosa – Roberto Proia
L’arte della gioia – Valeria Golino, Francesca Marciano, Valia Santella, Luca Infascelli, Stefano Sardo
Napoli – New York – Gabriele Salavtores
Miglior Documentario
Duse – The Greatest – Sonia Bergamasco
Il cassetto segreto – Costanza Quatriglio
L’occhio della gallina – Antonietta De Lillo
Lirica Ucraina – Francesca Mannocchi
Prima della fine – Gli ultimi giorni di Berlinguer – Samuele Rossi
Miglior Film Internazionale
Anora – Sean Baker (Universal Pictures International Italy) (VINTO)
Conclave – Edward Berger (Eagle Pictures)
Giurato Numero 2 – Clint Eastwood (Warner Bros. Pictures)
La zona d’interesse – Jonathan Glazer (I Wonder Pictures)
Perfect Days – Wim Wenders (Lucky Red)

Miglior Produzione
Berlinguer. La grande ambizione – Marta Donzelli e Gregorio Paonessa per VIVO FILM, Francesco Bonsembiante per JOLEFILM, con RAI CINEMA, in collaborazione con Joseph Rouschop per TARANTULA, Martichka Bozhilova per AGITPROP
Ciao bambino – Gaetano Di Vaio e Giovanna Crispino per BRONX FILM, Alessandro Elia e Walter De Majo per ANEMONE FILM, Andrea Leone e Antonella Di Martino per MOSAICON FILM, Santo Versace e Gianluca Curti per MINERVA PICTURES
Gloria! – Valeria Jamonte, Manuela Melissano, Carlo Cresto-Dina per TEMPESTA, con RAI CINEMA, in collaborazione con Katrin Renz per TELLFILM
Vermiglio – Francesca Andreoli, Leonardo Guerra Seràgnoli, Santiago Fondevila Sancet, Maura Delpero per CINEDORA, con RAI CINEMA, in collaborazione con Chrades (coproduzione con la Francia), VERSUS (coproduzione con il Belgio)
Vittoria – Nanni Moretti, Lorenzo Cioffi, Giorgio Giampà, in collaborazione con Alessandra Stefani
Miglior Autore della Fotografia
Luan Amelio Ujkaj – Campo di battaglia
Matteo Cocco – Dostoevskij
Daniele Ciprì – Hey Joe
Fabio Cianchetti – L’arte della gioia
Daria D’Antonio – Parthenope
Mikhail Krichman – Vermiglio
Miglior Compositore
IoSonoUnCane – Berlinguer – La grande ambizione
Thom Yorke – Confidenza
Margherita Vicario, Davide Pavanello – Gloria!
Colapesce – Iddu
Nicola Piovani – Il treno dei bambini

Migliore Canzone Originale
Confidenza “Knife Edge” – Musica, testi e interpretazione di Thom Yorke
Diamanti “Travia” – Musica di Giuliano Taviani, Carmelo Travia, Testi di Giorgia Todrani, Interpretata da Giorgia
Familia “Atoms” – Musica e testi di Valerio Vigliar, Interpretata da Greta Zuccoli
Gloria! “Aria!” – Musica e testi di Margherita Vicario, Davide Pavanello, Edwyn Clark Roberts, Andrea Bonomo, Gianluigi Fazio, Interpretata da Margherita Vicario
Iddu “La malvagità” – Musica, testi e interpretazione di Colapesce
Miglior Scenografia
Berlinguer – La grande ambizione – Scenografia Alessandro Vannucci, Arredamento Laura Casalini
L’arte della gioia – Scenografia Luca Merlini, Arredamento Giulietta Rimoldi
Le déluge – Gli ultimi giorni di Maria Antonietta – Scenografia Tonino Zera, Arredamento Maria Grazia Schirripa, Carlotta Desmann
Parthenope – Scenografia Carmine Guarino, Arredamento Iole Autero
Vermiglio – Scenografia Pirra, Vito Giuseppe Zito, Arredamento Sara Pergher
Migliori Costumi
Mary Montalto – Gloria!
Maria Rita Barbera – L’arte della gioia
Massimo Cantini Parrini – Le déluge – Gli ultimi giorni di Maria Antonietta
Carlo Poggioli – Parthenope
Andrea Cavalletto – Vermiglio

Miglior Trucco
Berlinguer – La grande ambizione – Sara Morlando, Rossella Sicignano, prostetico-special makeup Leonardo Cruciano, Viola Moneta
L’arte della gioia – Maurizio Fazzini
Le déluge – Gli ultimi giorni di Maria Antonietta – Alessandra Vita, prostetico-special makeup Valentina Visintin
Parthenope – Paola Gattabrusi, prostetico-special makeup Lorenzo Tamburini
Vermiglio – Frédérique Foglia
Miglior Acconciatura
Desiree Corridoni – Berlinguer. La grande ambizione
Marta Iacoponi, Carla Indoni – Gloria!
Aldo Signoretti, Domingo Santoro – Le déluge – Gli ultimi giorni di Maria Antonietta
Marco Perna – Parthenope
Tiziana Argiolas – Vermiglio
Miglior Montaggio
Jacopo Quadri – Berlinguer. La grande ambizione
Walter Fasano – Dostoevskij
Giogiò Franchini – L’arte della gioia
Cristiano Travaglioli – Parthenope
Luca Mattei – Vermiglio
Miglior Suono
Berlinguer. La grande ambizione – Presa diretta Alessandro Palmerini, Montaggio del suono Marc Bastien, Creazione suoni Vincent Grégorio, Mix Franco Piscopo
Campo di battaglia – Presa diretta Emanuele Cicconi, Montaggio del suono Alessandro Feletti, Creazione suoni Alessandro Giacco, Mix Marco Falloni
Gloria! – Presa diretta Xavier Lavorel, Montaggio del suono Daniela Bassani, Creazione suoni François Wolf, Mix Maxence Ciekawy
Parthenope – Presa diretta Emanuele Cecere, Montaggio del suono Silvia Moraes, Creazione suoni Mirko Perri, Mix Michele Mazzucco
Vermiglio – Presa diretta Dana Farzanehpour, Montaggio del suono Hervé Guyader, Creazione suoni Hervé Guyader, Mix Emmanuel De Boissieu
Migliori effetti visivi
Berlinguer. La grande ambizione – Supervisore Tristan Lilien, Producer Michel Denis
L’arte della gioia – Supervisore Francesco Niolu, Producer Rodolfo Migliari
Limonov – Supervisore Fabio Tomassetti, Producer Daniele Tomassetti
Napoli – New York – Supervisore Victor Perez
Parthenope – Supervisore Rodolfo Migliari, Producer Lena Di Gennaro

Miglior Casting
Stefania De Santis – Berlinguer. La grande ambizione
Anna Pennella – Familia
Massimo Appolloni – Gloria!
Francesco Vedovati, Anna Maria Sambucco, Massimo Appolloni – L’arte della gioia
Stefania Rodà, Maurilio Mangano – Vermiglio
Miglior Cortometraggio
Domenica sera – Matteo Tortone
La confessione – Nicola Sorcinelli
La ragazza di Praga – Andree Lucini
Majoneze – Giulia Grandinetti
The eggregores’ theory – Andrea Gatopoulos
David Giovani
Berlinguer. La grande ambizione – Andrea Segre
Familia – Francesco Costabile
Il ragazzo dai pantaloni rosa – Margherita Ferri
Il tempo che ci vuole – Francesca Comencini
Napoli – New York – Gabriele Salvatores

David alla Carriera a Pupi Avati
David Speciali a Ornella Muti e Timothée Chalamet
Premio Speciale Cinecittà David 70 a Giuseppe Tornatore
David dello spettatore a Diamanti di Ferzan Ozpetek (2.222.126 spettatori)
David Rivelazioni Italiane – Italian Rising Stars” a: Celeste Dalla Porta (Parthenope), Carlotta Gamba (Vermiglio, Dostoevskij), Tecla Insolia (L’arte della gioia, Familia), Federico Cesari (Tutto chiede salvezza), Matteo Oscar Giuggioli (Hanno ucciso l’uomo ragno – La leggendaria storia degli 883, Suspicious mind, Sdraiati) e Emanuele Palumbo (Nostalgia, Mixed by Erry).

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