Vi basta guardare l’aquila che vola sui prati sconfinati all’inizio di Spirit per piangere come mai piangerete nella vostra vita? Allora è il momento di conoscere un certo cavallino rosso, insieme a una nazione che ha tanto bisogno di ritrovare se stessa.

“Papà, quando avrò anch’io un cavallo?”

Il piccolo Tom (Peter Miles) sta per compiere gli anni e tutto ciò che desidera come regalo da suo padre Fred è un cavallo. La famiglia Tiflin vive in un ranch in California, in compagnia di Billy Buck (Robert Mitchum), l’uomo che si occupa proprio dei loro cavalli, a cui Tom è tanto affezionato. Arrivato il giorno del compleanno, il ragazzino riceve in dono un bellissimo pony dal pelo rossiccio, con la promessa che un giorno potrà cavalcarlo come un vero uomo, come i cowboy di una volta cavalcavano verso la frontiera insieme alle mandrie. Tom prende molto sul serio questo compito: insieme a Billy Buck, che ormai considera quasi un secondo padre, si prende cura del suo cavallino rosso, per cui sviluppa un amore profondo, quasi fraterno. Ormai manca poco e Tom potrà finalmente montare sul cavallo per la prima volta, come faceva il suo adorato nonno nelle lunghe cavalcate verso le terre selvagge del West.

Eppure, The Red Pony non è (solo) la tenera storia del rapporto tra un ragazzo che sta crescendo e il suo primo cavallo. Ricordiamoci che siamo pur sempre davanti a una sceneggiatura di Steinbeck e le coltellate arrivano, alla schiena e senza preavviso. Dietro la storia di un pony rossiccio e del suo padroncino si nasconde il popolo statunitense, che nel 1949, alle porte della Guerra Fredda, ha tanto bisogno di ritrovare la propria identità. Pensare al passato non ha più senso, è arrivato il momento di lasciarlo andare.

Il bambino che diventa uomo, il popolo che guarda al futuro

Nella rassegna dedicata a Lewis Milestone al Festival del Cinema Ritrovato di Bologna, The Red Pony si distingue tra i tanti film che parlano della guerra girati dal regista durante la sua carriera. Qui non ci sono trincee, soldati o minacce di bombardamenti, c’è una famiglia solo apparentemente felice e un ragazzino che sta per ricevere una delle lezioni più importanti della sua vita. Basandosi sull’omonimo racconto di John Steinbeck, che scrive anche la sceneggiatura del film, Mileston realizza un’opera che parla al popolo americano del secondo dopoguerra, un popolo che non riesce a lasciar andare un passato di conquiste e prosperità, che non è in grado di guardare al futuro e si aggrappa con le unghie e con i denti ai ricordi. L’anziano nonno di Tom non fa che raccontare di quei giorni in cui, alla guida di una lunga carovana, attraversava le sconfinate pianure americane verso l’Ovest, animato dallo spirito di conquista che ha forgiato l’intera nazione americana. The Red Pony è un western in cui la frontiera è solo un ricordo, una storia da raccontare ai bambini e che gli adulti già non riescono più a sopportare. Lo stesso si può dire del piccolo Tom, che si aggrappa con tutte le sue forze al suo pony anche quando è molto malato, che rifiuta di lasciarlo andare e fa di tutto per impedire di perderlo. Nonostante nemmeno Billy Buck riuscirà a salvare il cavallino, la speranza non abbandonerà la famiglia Tiflin né il popolo americano. Alla fine del film Tom avrà un puledro, che amerà nel ricordo dei tempi passati con il suo pony rosso, dal quale ha imparato tante cose per il futuro. Qui si trova l’insegnamento più grande che Milestone voleva darci: il ricordo del passato non deve impedirci di guardare a ciò che sta per arrivare, non deve intrappolarci nelle sue catene, ma lasciarci delle lezioni preziose per guardare sempre avanti a noi. Il piccolo Tom è diventato uomo, insieme a lui può crescere anche la nazione americana, senza il bisogno di una frontiera da conquistare.

Renata Capanna,
Redattrice.