Quando inizia un film? Qual è il primo momento che cattura l’attenzione dello spettatore? Fino agli anni ‘50, in cui i titoli di testa erano molto più importanti dei titoli di coda, la storia iniziava subito dopo quei banali cartelli che riportavano i nomi dei protagonisti e dei realizzatori del film. A cambiare tutto per sempre fu un designer di nome Saul Bass.
Come racconta egli stesso nella sua autobiografia Saul, can you make me a title:
«Da tempo pensavo che il coinvolgimento del pubblico con il film dovesse iniziare fin dal primo fotogramma. Fino a quel momento i titoli tendevano a essere dei cartelli noiosi, perlopiù ignorati o usati dal pubblico per comprare i popcorn. Dunque pareva esserci terreno per utilizzare i titoli in modo nuovo. Per creare effettivamente un clima per la storia che stava per svolgersi.»
Gli esordi
Nato a New York nel 1920, Saul Bass studiò per diventare un illustratore pubblicitario, raggiungendo nel 1946 il ruolo di art director in uno studio californiano e aprendo nel 1952 il proprio studio di design Saul Bass & Associates. Il primo contatto col mondo del cinema lo ebbe quando il regista Otto Preminger gli commissionò il poster del suo film Carmen Jones (1954), del quale fu talmente soddisfatto da richiedere anche la realizzazione dei titoli di testa.
«Ho iniziato come grafico. Come parte del mio lavoro, ho creato simboli cinematografici per campagne pubblicitarie. Mi è capitato di lavorare sui simboli per Carmen Jones e L’uomo dal braccio d’oro di Otto Preminger, e ad un certo punto io e Otto ci siamo guardati e abbiamo detto: “Perché non farli muovere?” Era così semplice.»

A questo punto si dispiega davanti a Bass la multipotenzialità della sequenza dei titoli di testa: può creare un’atmosfera che anticipi il tono del film, oppure può raccontarlo metaforicamente attraverso un simbolo, rappresentarne un prologo o addirittura un epilogo. Una cosa certa è che il film deve fare il suo lavoro a partire dal primissimo frame. Il talento di Bass nel riassumere in pochi minuti lo spirito di un intero film viene talmente apprezzato da farlo chiamare da alcuni dei più grandi autori hollywoodiani del ‘900.
Otto Preminger
«Quando ho realizzato il braccio sfigurato come logo per L’uomo dal braccio d’oro, è stata la prima volta che una campagna pubblicitaria si è basata su un unico simbolo. Fino ad allora le case cinematografiche utilizzavano vari simboli e fotografie per coprire tutta la pubblicità.»
Il braccio diventa un simbolo iconico, ma svolge anche una funziona molto pratica. Nel 1955 la droga era un tabù e questo film doveva far simpatizzare il pubblico con un protagonista tossicodipendente. Come si crea un manifesto che trasmetta questo tema in maniera delicata? Bass propone il braccio sfigurato, segno rivelatore di un eroinomane senza risultare estremo.

Il capolavoro di Saul Bass per Preminger è il logo per Anatomia di un omicidio, impiegato sia nella locandina che nei titoli di testa (accompagnati dalla musica di Duke Ellington). Questo logo rappresenta una sagoma umana stilizzata, scomposta in sette pezzi tagliati in maniera irregolare e completata dal titolo del film scritto con lettere di misure e forme diverse. Il tutto fornisce un’idea inquietante di semplicità ambigua, che riflette la trama del film esprimendo il termine “Anatomia” sia inteso come anatomia di un corpo umano che come scomposizione in indizi di un caso poliziesco.
Alfred Hitchcock
Per il maestro del brivido, Saul Bass firma le celeberrime sequenze introduttive di La donna che visse due volte (1958), Intrigo internazionale (1959) e Psyco (1960), tutte e tre accompagnate dalle musiche di Bernard Herrmann. Ma per questa sorta di trilogia Bass realizza persino manifesti e storyboard, mettendo sempre al centro un simbolo visivo ricorrente preso direttamente dal film.

Titoli e poster per La donna che visse due volte si basano sul tema ricorrente della spirale che simboleggia la vertigine del protagonista, e in particolare il manifesto rappresenta la spirale di caduta di Scottie nell’inganno e nell’amore per Madeleine. Sia in Intrigo internazionale che in Psyco il lavoro di Bass sfrutta invece delle linee geometriche che tagliano nomi e spazi, aspetto fondamentale specialmente in Psyco. Per quest’ultimo il designer realizza persino lo storyboard dell’iconica sequenza della doccia.
«È interessante che lo storyboard che ho realizzato per Psyco è andato esattamente come l’avevo preparato, non c’è stato alcun cambiamento. E francamente, io stesso a quel punto non avevo ancora capito l’impatto che avrebbero avuto alcune di queste cose.»
Stanley Kubrick
La prima collaborazione tra Stanley Kubrick e Saul Bass fu per titoli e locandina di Spartacus (1960). La sequenza introduttiva mostra la testa di una statua romana che si spezza e cade: non si tratta soltanto di una bella animazione, ma è il presagio visivo della caduta dell’Impero Romano al centro del film.

L’altra collaborazione avviene vent’anni dopo per il poster di Shining (1980), per cui fra 300 idee Saul Bass ne propone al regista 5 in cui crede particolarmente. Quel perfezionista di Stanley Kubrick tuttavia boccia tutte quante le prove, con note specifiche che alla fine indirizzano Bass verso l’iconica versione definitiva che rappresenta un volto spaventato all’interno del “The” del titolo originale, che esprime alla perfezione l’essenza inquietante del film.
Martin Scorsese
A proposito dell’icona del braccio di L’uomo dal braccio d’oro disegnata da Saul Bass, Martin Scorsese dice che si tratta di una «immagine emblematica, immediatamente riconoscibile ed intimamente legata al film». Proprio con lui negli anni ‘90 Saul Bass e sua moglie Elaine Makatura formeranno un sodalizio artistico, realizzando i titoli talvolta sfavillanti e altre volte minacciosi per Quei bravi ragazzi (1990), Cape Fear – Il promontorio della paura (1991), L’età dell’innocenza (1993) e Casinò (1995).

«In L’età dell’innocenza, i fiori che si aprono sono una metafora del film, la patina vittoriana con la cattiveria che c’è sotto. Abbiamo cercato di mostrarlo con fiori che iniziano come dolci e poi diventano lentamente malevoli.»
Gli altri lavori
Queste sono solo alcune delle preziose collaborazioni di Saul Bass con i grandi autori del ‘900, cui bisogna aggiungere i titoli e i poster per numerosi altri cult tra cui Quando la moglie è in vacanza (1955), Exodus (1960), Colpo grosso (1960), West Side Story (1961), Questo pazzo, pazzo, pazzo, pazzo mondo (1963), Alien (1979), Big (1988) e Schindler’s List (1993).

Dopo aver già vinto un Oscar al miglior cortometraggio documentario per Why Man Creates (1969), nel 1974 Saul Bass passa dietro la macchina da presa con il film di fantascienza Fase IV: distruzione Terra, che tuttavia si rivela un flop al botteghino. L’insuccesso commerciale induce l’artista a dedicarsi per un periodo con maggior vigore al design grafico commerciale, realizzando vari loghi per marchi fra cui At&T, United Airlines e Bell Telephone Company e i manifesti per le cerimonie degli Oscar dal 1991 al 1996, anno in cui muore a causa di un linfoma di non Hodgkin.
La filosofia di Saul Bass
Per i suoi manifesti e titoli, Saul Bass aveva compreso l’importanza dell’utilizzo di un simbolo tratto dal film, in modo che un singolo elemento grafico potesse rappresentare l’essenza dell’intero prodotto. Al Brooklyn College era entrato in contatto con i valori di sintesi del Bauhaus tedesco, e il medesimo design essenziale fatto di linee nette, forme basilari e ridotta palette di colori lo portò al cinema.

«Voglio che tutto ciò che facciamo sia bello. Non me ne frega niente se il cliente capisca il valore di qualcosa, se il cliente pensi che valga qualcosa o se valga davvero qualcosa. Per me vale. È il modo in cui voglio vivere la mia vita. Voglio fare cose belle, anche se non interessa a nessuno.»

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