Cos’ha da dire Superman nel 2025? Per molti era più che abbastanza quanto fatto nel 1975, quando Richard Donner dirige quel Superman che coronerà Christopher Reeve come icona assoluta dell’eroe per eccellenza, paladino dei deboli e della giustizia, soprattutto se accompagnato dall’iconicissima colonna sonora firmata John Williams, e che proseguirà poi le sue avventure per altri tre capitoli (+1, se vogliamo anche contare il sequel/reboot Superman Returns firmato Bryan Singer); per altri Superman, o forse sarebbe meglio nominare il suo alter ego Clark Kent, è invece l’emblema di un’adolescenza passata a guardare sul proprio televisore al tubo catodico (o uno dei primi al plasma, se si era tra i più fortunati) le dieci stagioni di Smallville, quindi un ragazzo costellato dai dubbi, in piena crescita e quindi conseguente scoperta di sé e di come gestire i propri poteri e le proprie responsabilità; per altri ancora Superman è invece la sua rielaborazione avvenuta prima nella saga videoludica di Injustice e poi nelle opere a cura di Zack Snyder, da L’uomo d’acciaio passando per Batman v Superman fino al tanto agognato Zack Snyder’s Justice League, quindi un Superman fallibile e cupo, che muove i primi passi in un universo altrettanto oscuro e dalle regole – e conseguenti riscritture dei personaggi – tutte sue.
Proprio quest’ultima iterazione ed in particolare la sua, per molti, dolorosa ed improvvisa scomparsa, sia a causa di inevitabili problemi alla base del progetto ma soprattutto per una mala gestione delle varie pellicole e del personaggio in esse, ha causato, all’annuncio di una ripartenza del DCU con nuova veste e con come capostipite proprio, ancora una volta, Superman, lo scoppio di un’incredibile polemica ed ondata di odio sul web che si è, inevitabilmente, riversato sulla pellicola e sui suoi creatori. Hashtag continui sul boicottamento del nuovo film, minacce di morte inviate direttamente alle menti dietro il nuovo progetto editoriale, fino alla recentissima – la notizia è di giusto un paio di giorni fa – rottura dell’embargo con l’uscita di recensione negative chiaramente faziose costruite appositamente per generare prima click sulle proprie testate e successivamente diminuire l’interesse verso il film. Il momento è però finalmente giunto: il progetto di James Gunn e Peter Safran è approdato in sala con Superman. Che il viaggio abbia inizio!

Dei e mostri
300 anni fa, comparirono sulla Terra i primi metaumani. 30 anni fa, un neonato arrivò da Krypton fino in Kansas. 3 anni fa, quel bambino, ora uomo, si mostrò in pubblico per la prima volta come Superman e incomincia a lavorare al Daily Planet di Metropolis sotto il nome di Clark Kent. 3 mesi fa, Clark ha iniziato una relazione con Lois Lane, giornalista del Planet alla quale rivela la sua identità segreta. 3 settimane fa, Superman ha fermato l’invasione del Jarhanpur da parte della Boravia, alleata degli Stati Uniti. 3 minuti fa, Superman è stato sconfitto per la prima volta.
Questo brevissimo wall of text di Blade Runner-iana memoria – qui sopra leggermente parafrasato – ci introduce immediatamente ad un concetto fondamentale: qui non c’è bisogno di introduzioni. Che abbiate letto i fumetti, visto uno dei diversi adattamenti cinematografici/televisivi/videoludici o che siate anche solo normali abitanti del pianeta Terra con un minimo di contatto con la cultura pop, conoscete le origini dell’Uomo d’acciaio, sapete della sua adolescenza in Kansas e comprendete i suoi poteri e le sue debolezze (al di là degli immortali amanti dell’epica, ormai tutti abbiamo sostituito il proverbiale “tallone d’Achille” con la “kryptonite” nel nostro linguaggio comune!) e questo Gunn lo sa e di conseguenza la sua decisione di non perdere tempo e incominciare in medias res, per quanto ovviamente un minimo straniante nei primissimi momenti, si rivela perfetta per poter evitare lungaggini e ripetizioni.
La storia del film si dipana quindi poi in maniera complessa e contemporaneamente semplice: complessa perché si mette in scena un Superman rodato con diversi pesi sulle spalle ed annesse aspettative, articolato tra l’essere un (super)eroe e l’essere umano come tutti, impegnato in una missione di pace e giustizia in un mondo popolato di viltà, sotterfugi e guerre; semplice perché tutto quanto viene raccontato in maniera spigliata, senza troppi fronzoli o tempi morti, rendendo la visione chiara nei momenti giusti e leggera in ciò che deve esserlo.

Cinecomic d’autore
La mano di James Gunn (qui sia regista che sceneggiatore) si percepisce in ogni frame ed in ogni momento: lasciato da parte il trope degli underdog riuniti in uno scanzonato team – già suo marchio dai tempi de I guardiani della galassia ma poi continuato anche sia in The Suicide Squad che in Creature Commandos, tra l’altro vero e proprio inizio ufficiale del DCU – Gunn prende l’emblema del superuomo, il supereroe più facilmente accostabile al divino e lo rende pienamente umano, qualcuno che sbaglia nella sua imperfezione e nel suo continuo percorso di crescita ma che non rinuncia alla sua bontà d’animo ed al suo gigantesco amore per gli altri: non importano le tue origini, importano le tua azioni; e per quanto tu possa sbagliare e cadere, conta quante volte ti rialzerai (grazie, Alfred!). Così Superman, nella sua semi-decostruzione e nella sua continua (e soprattutto personale) messa in discussione rimanene, nonostante tutto, un modello a cui aspirare ed un simbolo di speranza ed il cui volto, fisico ed espressività di David Corenswet calzano a pennello, quasi come se quelle espressioni bonarie e speranzose, ma anche quelle più rabbiose e frustrate, fossero state pensate fin dai lontani anni ’30, dal primissimo numero di Action Comics, direttamente per lui.
Dall’altro lato della medaglia si trova poi un Lex Luthor – interpretato da un Nicholas Hoult che incasella l’ennesima interpretazione incredibile della sua carriera – perfetto, contraltare di tutto ciò che rappresenta Superman ma mai in maniera scontata o macchiettistica: le esagerazioni sono dosate, le espressioni sempre perfette, le battute iconiche sempre pronunciate nel momento giusto per permetterti di capire e comprendere le sue motivazioni ma senza mai scusarlo, perché Luthor è prima di tutto un villain che cercherà in ogni modo e con qualsiasi mezzo di uccidere Superman: ma non per giustizia, quanto per banale invidia.
Di contorno si trova una pletora (nemmeno così numerosa, a differenza di quanto sbandierato in precedenza sul web) di personaggi secondari che arricchiscono, non di poco, tutta la vicenda: innanzitutto ovviamente troviamo Lois Lane (un’ottima Rachel Borsnahan), protagonista di alcuni scambi con Clark/Supes estremamente degni di nota e di un paio di sequenza da (quasi) solista che danno lustro ad un personaggio che riesce a ritagliarsi uno spazio ben lontano dal mero “interesse amoroso del protagonista”; Mr. Terrific (Edi Gathegi) e Guy Gardner (Nathan Fillion) sono gli altri due metaumani più memorabili del film, il primo perché protagonista di una sequenza mozzafiato oltre ad altri momenti minori che lo vedono centrale nell’ultimo atto ed il secondo grazie ad una scrittura davvero sopraffina nel costruire un personaggio sfacciato, arrogante ed impertinente ma che è impossibile non amare, mentre è più difficile commentare Hawkgirl (Isabela Merced), poco presente e poco impattante, e Metamorpho (Anthony Carrigan), più per una introduzione tardiva che per presenza scenica, dato che nelle poche sequenze in cui compare funziona benissimo; ci sono poi i membri del Daily Planet, in cui spicca su tutti un simpaticissimo e perfetto Jimmy Olsen (Skyler Gisondo) che brilla in un paio di momenti passando poi agli altri presenti, molto meno sfruttati ma comunque utili nei momenti giusti, ed i Kent, Jonathan (Pruitt Taylor Vince) e Martha (Neva Howell), che nelle risicatissime scene a loro dedicate incarnano perfettamente l’essenza dei loro personaggi e veicolano al meglio i giusti messaggi; rimangono infine le due femme luthoriane, Lady Teschmacher (Sara Sampaio) e The Engineer (María Gabriela de Faría), protagonista la prima di diversi momenti più leggeri ma istantaneamente iconici e la seconda di un paio di sequenze più movimentate di ottima fattura.
Urge infine spendere poche ma doverose parole sul comparto più tecnico: la regia di Gunn è, forse, al suo massimo splendore, perfettamente a suo agio sia nei momenti più calmi che in quelli più movimentati, tra inquadrature fisse che sembrano quadri e sequenze d’azione tra piani sequenza (veri e non) che sono una vera goduria per gli occhi, anche grazie ad una fotografia – curata dall’ormai storico compagno di viaggio di Gunn Henry Braham – splendida che permette di portare a schermo un fumetto in movimento, sempre colorato ed acceso e capace di regalare scorci epici. Fantastici poi i costumi e le scenografie, che trovano un incontro/scontro tra il retrò ed il moderno; ottima la CGI, che si mantiene salda su standard abbastanza elevati mostrando il fianco giusto in un paio di momenti più movimentati, mentre la colonna sonora fatica ad emergere, al di fuori dell’ottimo riarrangiamento del tema classico di Williams forse leggermente sovrautilizzato.

Conclusioni
Con Superman James Gunn firma, forse, il suo punto più alto di carriera, rivitalizzando un personaggio riportandolo ai fasti originari con una storia semplice ma ricca di tematiche importanti e spunti di riflessione profondi. Corenswet sembra nato per il ruolo, Hoult è un Luthor perfetto e tutti gli altri personaggi godono (ad esclusione di giusto un paio) del giusto tempo per brillare, soprattutto nell’ottica di un capitolo introduttivo di un universo condiviso.
Con un film che vola altissimo tra i papabili migliori film dell’anno, possiamo tranquillamente dire che il DCU di Gunn e Safran è partito con il piedi più giusto possibile e noi ne vogliamo vedere sempre di più!

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