Begonia, il nuovo lungometraggio di Yorgos Lanthimos, presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, è un remake del coreano Save the Green Planet! (2003) di Jang Joon-hwan. La trama originale è riproposta in modo abbastanza fedele: si tratta del rapimento della CEO di una grossa azienda farmaceutica da parte di una coppia di complottisti, con ragioni di vendetta personale intrecciate a cause sociali. La lente attraverso cui la storia è raccontata invece appartiene inequivocabilmente al regista greco, e non solamente perché nel cast figurano ancora una volta Emma Stone e Jesse Plemons. L’atmosfera è surreale, la satira è cupa e la vicenda personale dei protagonisti fa da cassa di risonanza ad un commento più ampio sulla condizione umana.

Prima di arrivare ad alieni e metafore, assistiamo di fatto a un processo al greenwashing: l’imputato è rappresentato dalla CEO Michelle Fuller (Emma Stone) ma sono tutte le grandi aziende, con il loro linguaggio ripulito. Michelle è davanti a un tribunale popolare e le viene chiesto di non nascondersi più dietro alle frasi che è abituata ad utilizzare sul lavoro. Le hanno rasato i capelli perché convinti che li usasse per comunicare con la navicella madre, le viene tolta la facciata con cui si presenta. Questo non significa che il film prenda una posizione nei confronti di una parte o l’altra:  Teddy (Jesse Plemons) e Don (Aidan Delbis) non sono né degli eroi né degli spaventosi criminali. Non sembra in discussione l’esistenza di una crisi, quanto la capacità di chiunque di occuparsene.

Il sacrificio necessario 

La generazione spontanea della vita era una credenza diffusa in tutto il mediterraneo orientale. Il titolo Bugonia viene da un episodio del quarto libro delle Georgiche di Virgilio, nel quale l’apicoltore Aristeo sacrifica dei tori per guadagnare il favore degli dei, e le api che aveva perso rinascono dalle carcasse dei bovini. Nella mitologia Aristeo era in realtà un semidio, figlio di Apollo e della mortale Cirene, e la perdita delle api era il castigo per aver causato la morte della ninfa Euridice. Teddy è un apicoltore ed è a sua volta un’ape: un umile operaio nella società in cui Michellealiena o no, incarna il capitalismo spietato e quindi la morte delle api. In più Teddy e Don sono assolutamente certi che Michelle appartenga a una specie aliena, e il loro scopo è convincere questi invasori ad andarsene. I due sono un identikit del complottista da manuale: la loro rabbia è assolutamente giustificata dalle esperienze che ciascuno ha avuto, ma è diretta ad un solo capro espiatorio esterno, più facilmente identificabile di un ipotetico male intrinseco al nostro pianeta. Vogliono difendere le loro api e sono convinti di sapere qual è l’animale da sacrificare. Di nuovo bisogna ammettere che non è il ragionamento ad essere sbagliato, e Lanthimos stesso ammette in questo film che il sacrificio è inevitabile.

Conclusione

La natura animale delle persone è tema ricorrente in Lanthimos, inoltre la satira alle spese di potenti e complottisti sono tema caldo di questi anni, che abbiamo appena visto sul grande schermo anche con Eddington di Ari Aster. Bugonia sembra non avere nulla di particolare da aggiungere, al di là di una satira messa in scena in maniera godibile, soprattutto grazie alla bravura del cast. Come nel precedente Kinds of kindness (2024), siamo di fronte a un lavoro di indiscutibile qualità tecnica e recitativa, ma l’impressione è che Lanthimos sia entrato in una fase di creatività puramente estetica, a discapito del contenuto. Tra le sue opere, Bugonia è comunque la più avvicinabile per chi non ha familiarità con il linguaggio simbolico dei titoli meno recenti.

Federica Rossi,
Redattrice.