comunità: organizzazione di una collettività sul piano locale, nazionale o internazionale;
insieme di persone che hanno comunione di vita sociale, condividono gli stessi rapporti e interessi;
complesso degli abitanti di un comune o, in taluni casi, l’amministrazione comunale;
gruppo di persone che professano la medesima fede, parte della medesima confessione religiosa.
Il western moderno
Siamo a fine maggio 2020 e nella piccola cittadina di Eddington, che conta neanche tremila abitanti, è in arrivo una svolta rivoluzionaria: a pochi chilometri dal centro, nel mezzo delle praterie semidesertiche del New Mexico, sta per essere costruito un enorme data center, montagne e montagne di computer specializzati nella raccolta di dati potenzialmente infiniti. Ted Garcia (Pedro Pascal), sindaco di Eddington, in piena campagna elettorale per un secondo mandato, è convinto che il centro potrà rivelarsi un’ottima opportunità per la cittadina ma, com’è facile aspettarsi, non tutti sono d’accordo con lui. In particolare, lo sceriffo Joe Cross (Joaquin Phoenix) è da tempo coinvolto in quella che sembra una vera e propria faida personale con Garcia, e la pandemia da Covid-19, con tutte le conseguenze che ha comportato, riesce soltanto a peggiorare le cose. Se il centro pare essere qualcosa capace di risollevare una cittadina ormai in declino, la situazione tra il dipartimento di polizia e l’amministrazione comunale finisce per raggiungere il punto di non ritorno: tutto sta per precipitare.
Uscito nel luglio 2025 negli Stati Uniti, Eddington ha visto un lungo sviluppo: il regista e sceneggiatore Ari Aster ha iniziato a scrivere il film proprio nel 2020, mentre ai telegiornali i provvedimenti legislativi figli della pandemia cominciavano a mescolarsi alle notizie sulle manifestazioni antirazziste che animavano le città americane. I riferimenti ad avvenimenti e situazioni che hanno caratterizzato il 2020 perciò non mancano, come pure il senso di paranoia e scetticismo che ha accompagnato tutti gli anni della pandemia. Eddington è un film divisivo, ma questo non significa necessariamente qualcosa di negativo: è un film che, per riprendere le parole di Aster, riesce a cambiare significato ogni volta che compare una nuova notizia sulla nostra timeline social.

L’eternità del conflitto
La parola chiave che sta al centro di Eddington è comunità, intesa come insieme di persone che condividono una vita sociale, che hanno qualcosa in comune. Persone che, a un primo impatto, sembrano legate da rapporti di vicinanza, si aiutano e si sostengono a vicenda. Tuttavia, non è difficile prendere questo concetto e trasformarlo in qualcosa di oscuro, soprattutto quando suddetta comunità sta attraversando un periodo di incertezze, sconvolgimenti, instabilità. Questo è proprio quello che decide di fare Ari Aster, giocare con l’idea di comunità per farla diventare qualcosa di opprimente e minaccioso, prendere queste persone e trasformare ciò che condividono in un motivo per allontanare chiunque venga percepito come estraneo.
La parte più interessante è che il tutto viene raccontato dagli occhi di un uomo che ha più di un valido motivo per ritrovarsi allontanato da una comunità: il personaggio dello sceriffo Cross non viene affatto presentato come una brava persona e le scelte che compie lungo il film ci mostrano, infatti, come una mente disturbata è in grado di usare il rifiuto della comunità come un’arma, mettendo a rischio qualsiasi tipo di equilibrio. È strano ritrovarsi dalla parte sbagliata della storia, osservare i conflitti tra i cittadini di Eddington dagli occhi di un uomo che dovrebbe proteggere la sua comunità ma che si rifiuta di indossare la mascherina in pubblico perché “con quella cosa non riesce a respirare”. È strano ritrovarsi nei panni di uno sceriffo che decide di distorcere le manifestazioni contro la brutalità della polizia per i propri interessi, mentre tutto intorno a lui (e dentro di lui) si sta lentamente deteriorando.

Man mano che gli eventi si susseguono, Eddington si trasforma in un racconto dominato dalla paranoia del protagonista, quella che Michael Moore aveva descritto efficacemente già nel 2002 nel suo Bowling for Columbine come il sentimento che si trova alla base della nazione statunitense, al cuore di un popolo che fa del conflitto interno la sua caratteristica principale: quella conflittualità che nella sua forma peggiore sfocia nella glorificazione della violenza e dell’uso delle armi da fuoco. Tant’è che, all’incirca a metà film, troviamo il significato della prima locandina internazionale, in cui si vedono tre bisonti precipitare da un dirupo che sembra senza una fine. Probabilmente il film non vuole portare avanti una vera riflessione politica sui provvedimenti da pandemia Covid, i gruppi cospirazionisti o l’attivismo performativo: lo scopo è quello di mostrarci senza filtri cosa si provava a vivere negli Stati Uniti in anni difficili e delicati, durante i quali era possibile vedere il baratro ai nostri piedi, così vicino da provocare le vertigini.
A livello tecnico, Eddington colpisce per la regia e la fotografia molto curate, che lavorano insieme per generare un’atmosfera tanto disturbante quanto affascinante, costruendo una situazione in cui ci aspettiamo costantemente che accada qualcosa, che il conflitto finisca per degenerare. Anche la colonna sonora, seppur non estremamente memorabile, funziona bene nell’evocare un senso di angoscia e paranoia, di oppressione che sfocia nella violenza. Una nota di merito va a Joaquin Phoenix, che porta a casa un’interpretazione magistrale per un protagonista che arriva a guardare il precipizio dritto negli occhi e che non ci pensa più di tanto a fare quel passetto di troppo verso il vuoto.
Come detto sopra, Eddington è e sarà un film molto divisivo, a tratti addirittura complicato da digerire. Già dall’uscita negli Stati Uniti le forti critiche hanno combattuto con gli elogi e le opinioni entusiaste, così come lo sceriffo Cross e il sindaco Garcia combattono per la loro comunità. Ma proprio per questo essere divisivo, consigliamo di farvi una vostra personale opinione su Eddington, e possibilmente guardarlo in lingua originale.

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