Blumhouse è sinonimo di novità, di scommessa, di iconicità. Dieci anni fa, all’uscita di Paranormal Activity, Insidious, Sinister, La notte del giudizio o Le streghe di Salem, probabilmente questi commenti erano sulla bocca di tutti gli appassionati di horror che correvano in sala ad ogni nuova pellicola curiosi di scoprire il loro ipotetico nuovo horror preferito.
Ad oggi la situazione, purtroppo, non è più così rosea: la media dei film prodotti da Blum infatti spazia ormai tra il mediocre ed il fallimentare, con rari casi di pellicole che riescono a salvarsi. Proprio tra questi ultimi troviamo M3gan, pellicola del 2023 diretta Gerard Johnstone da un soggetto di James Wan e che ha incassato, a fronte di un budget di 12 milioni, ben 180 milioni di dollari: un enorme successo, soprattutto di pubblico, mentre la critica si è divisa tra chi riconosceva i pregi anche a fronte degli evidenti limiti e chi invece ha affossato completamente il tutto, criticando sia gli aspetti horror poco incisivi che la volontà di eccedere sul trash e l’assurdo.
Proprio questi ultimi sicuramente detesteranno la via intrapresa per il seguito, approdato in questi giorni in sala sempre per la regia di Johnstone ma che, dopo un primo capitolo ascrivibile al comedy-horror, decide di fare la James Cameron-ata, lasciando da parte l’horror in favore di un’azione molto più centrale e rendendo l’ormai iconica bambola non più villain ma vera e propria protagonista ed eroina – vi ricorda per caso qualcuno?

Cambio di genere, stesse tematiche
Dopo un’apertura – decisamente poco felice, ma sfortunatamente casuale – “da qualche parte sul confine irano-turco” che ci mostra in azione Amelia, un prototipo di androide realizzato dall’intelligence americana da utilizzare per missioni segrete, e ci presenta quindi la grande minaccia del film, la pellicola ci riporta da Gemma e Cady che, a due anni di distanza dagli eventi del primo capitolo, si ritrovano la prima a gestire pubblicamente le conseguenze della creazione di un robot assassino e la conseguente aggregazione con un gruppo di sensibilizzazione sui rischi dell’IA, soprattutto sui giovani, e la seconda a crescere nel rapporto con la zia e con i classici problemi da pre-adolescente. Tra la presentazioni di esoscheletri a milionari, operazioni segrete, drammi familiari e l’ombra di M3gan sempre presente, la narrazione presenta fin da subito un piglio decisamente meno realistico e più fumettoso, con aziende e personaggi presentati uno dietro l’altro a costruire una cosmogonia che premetta di ampliare quanto visto in precedenza. Nel fare ciò, fin da subito si abbandonano – come anticipato – le atmosfere più orrorifiche del precedente in favore di un mix di azione/spionaggio/heist movie sempre sopra le righe e che non si prende mai sul serio, permettendo di passare dall’infiltrazione ad una festa in pieno stile Soderbergh-iano, con tanto di preparazione del piano con brano pop in sottofondo, ad un inseguimento automobilistico che mescola Supercar a Fast & Furious.
Per i 120 minuti di durata – forse leggermente eccessivi ed asciugabili, soprattutto nell’ultima mezz’ora – le tematiche rimangono legate a doppio filo a quanto raccontato nel primo capitolo: se prima la riflessione era sul prestare attenzione all’utilizzo spropositato ed eccessivo dell’IA, soprattutto nell’ambito della sostituzione dei legami familiari con un dispositivo tecnologico, qui si verte maggiormente su una ipotetica “convivenza”, un utilizzo assennato della tecnologia per permettere di semplificare la vita e non di sostituirla completamente; al tempo stesso si riflette ancora sul concetto di famiglia, con lo stabilire i giusti legami anche con coloro che non condividono “il nostro stesso sangue” ma che sarebbero disposti a sacrificarsi per il nostro bene – Toretto, sei tu? Vale precisare che tutto ciò non è di certo presentato in maniera profonda né tantomeno fresca, quanto piuttosto con modalità abbastanza basilari e standard, ma non per questo da cestinare nella loro totalità. Rimane da dire che i personaggi, soprattutto umani, sembrano quasi involucri inseriti per necessità di accompagnamento alla vera protagonista del film – espediente che ricorda da vicino quanto visto con le ultime pellicole del MonsterVerse –, lasciando però un po’ di amaro in bocca e l’interrogativo sull’effettiva impossibilità di approfondirli oltre il livello più puramente di base.

The bitch is back, forse addirittura meglio di prima
A fronte del grande successo del primo capitolo, sembra quasi una scommessa assurda tralasciare l’elemento più “terreno” in favore di un racconto che punta tutto sull’eccesso: M3gan, dopo un primo momento di “confino”, viene upgradata così da essere più forte, più veloce ma soprattutto con una tuta alare; il villain sembra mimare l’IA Final Reckoningiana di recentissima memoria (senza tutta la profondità apocalittica, sia chiaro) con un piano di conquista del mondo da villain tra Marvel e DC; le guardie sono tutte armate di fucili futuristici e tute alla Halo; il mondo utilizza un sistema di collegamento tecnologico di luce ed internet quasi ctOS alla Watch Dogs. La sospensione dell’incredulità è a livelli massimi, ma qualora si sia disposti a entrare a patti con i vari elementi presentati, M3gan 2.0 presenta un’avventura leggera, capace di divertire il giusto e di strappare anche qualche risata (forse in)volontaria.
Ciò che eleva una sceneggiatura comunque abbastanza basilare e piena di forzature è senz’altro il comparto tecnico: il budget – alzato a 36 milioni – si manifesta nel cambio continuo di location, di costumi e nell’uso di una cgi massiccia ma mai fastidiosa, ma è soprattutto nell’incastro con una regia sempre chiara e pulita che la pellicola mostra il suo punto forte. Le sequenze di combattimento infatti, decisamente numerose, sono il fiore all’occhiello della produzione che, con coreografie decisamente funzionali, avvicinano il film a quell’action fisico e potente così in voga negli ultimi anni – ancora adesso in sala, ad esempio, con Ballerina – che riesce a creare un forte coinvolgimento con gli spettatori in continua ricerca di adrenalina.
Gradevolissime anche le innumerevoli citazioni, dalle più palesi alle più nascoste, con uno dei costumi di Amelia che riprende l’androide di Metropolis, la soundtrack di Supercar quando M3gan prende il possesso di una supercar completamente tecnologica, un covo degno della batcaverna di Batman e tantissimo altro.

Conclusioni
M3gan 2.0 è un film nato dall’enorme successo del precedente ma che decide di puntare su un cambio di rotta: in maniera simile al passaggio tra Terminator 1 e 2 – senza ovviamente la genialità cameroniana, sia ben chiaro – il film passa dall’horror-comedy all’action con elementi di spionaggio e heist movie ma senza dimenticare la commedia. La vera scommessa è però l’approdo sul trash totale, con sequenze che non si prendono minimamente sul serio e che cercano continuamente l’eccesso, quasi come se si volesse produrre un b-movie con un budget. Le idee carine ci sono, le tematiche di fondo sono interessanti e la realizzazione tecnica è davvero di ottima fattura, peccato per una sceneggiatura davvero basilare che non riesce mai a spiccare il volo e che finisce per arenarsi, forse, nel proverbiale “chi troppo vuole nulla stringe”.
Qualcosa però M3gan 2.0 lo stringe e propone un film leggero, forse leggermente troppo lungo ma che non si dimostra eccessivamente pesante ma che anzi diverte e riesce a coinvolgere, almeno nelle sequenze più movimentate. Questo secondo capitolo non è di certo il ritorno ai grandi fasti per la casa di Blum – ed anzi proprio distaccandosi dallo stilema più classico trova qualche forza in più – ma di certo si dimostra essere una gradita sorpresa. Che tra una settimana non ricorderemo forse più, ma comunque gradita.

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