Ci siamo chiesti tutti, almeno una volta nella vita, “ma cosa succede in Corsica”? Questa è la storia di un’isola spesso esclusa dalla narrazione, ma più vicina e contemporanea a noi di quello che potremmo mai immaginare. In apertura de Il Mohicano di Frédéric Farducci, un vecchio pastore osserva la costa e ricorda un tempo in cui quei terreni non valevano nulla. “Li davano alle figlie femmine”, dice, con una semplicità che svela due verità profonde: la prima riguarda il valore del territorio, trasformato dal mercato; la seconda, il modo in cui le donne venivano messe da parte, eredi solo di ciò che non aveva importanza. È un inizio potente, che da subito imposta il tono del film: uno sguardo critico sul presente, ma ben radicato nel passato.

Il Mohicano inizia con la storia di Joseph, un agricoltore anziano che vive in una zona costiera della Corsica oggetto di speculazioni edilizie. Ostinato e fedele alla terra che ha lavorato per tutta la vita, Joseph si oppone all’abbandono della campagna e alla svendita dei terreni. Attorno a lui si muove una piccola comunità che condivide la sua battaglia. La svolta arriva quando la nipote Vannina decide di restare e proseguire l’attività del nonno. È l’inizio di un nuovo percorso di resistenza, dove i legami familiari, il senso del dovere e le nuove tecnologie si intrecciano.

Al centro del racconto c’è Joseph, che incarna un legame profondo con la terra e con un sapere manuale ormai in via d’estinzione. La sua figura richiama quella degli eroi solitari del western classico, ma Il Mohicano aggiorna quella mitologia: Joseph non combatte per gloria personale, ma per la sopravvivenza collettiva. Intorno a lui, la comunità diventa protagonista, e la terra è ciò per cui vale la pena lottare.

Questa rilettura contemporanea del mito è in dialogo con un grande film del passato: L’uomo che uccise Liberty Valance di John Ford (1962). In quel film, Ford smonta la leggenda del West per mostrare quanto la storia ufficiale sia spesso costruita su mezze verità. La frase chiave (“Se la leggenda diventa realtà, stampa la leggenda”) rivela un mondo in cui la verità viene sacrificata per costruire un’identità collettiva. Joseph invece, al contrario del personaggio di Tom Doniphon, rifiuta il compromesso: non accetta che la memoria venga riscritta, non lascia che il valore della terra venga sepolto sotto la retorica del progresso. E Vannina, al posto dell’avvocato Ransom Stoddard, sceglie di continuare la lotta reale, non di inscenarla.

Dove Ford mostrava il tramonto di un’epoca con ironia amara, Il Mohicano lascia aperta una possibilità. Il regista non nasconde la malinconia per la fine di un mondo fatto di relazioni dirette, manualità, conoscenza del territorio. Ma non si rifugia nel rimpianto: mostra anche come nuove forme di comunità (più fragili, ma possibili) possano nascere.

Un altro punto fondamentale del film è il momento in cui entra in gioco la tecnologia, rappresentata soprattutto dal profilo Twitter di Vannina. I social network non sono strumenti “magici” o soluzioni facili, ma diventano fondamentali per condividere la propria sofferenza e per dare visibilità alla lotta di Joseph. Il film mostra come la rete possa essere un modo per creare legami autentici, per far nascere una comunità attorno a un’idea condivisa. La digitalizzazione, quindi, non è nemica del radicamento: può esserne in alcuni casi alleata. Lo si dimostra attraverso il linguaggio filmico, per esempio attraverso l’allargamento dell’inquadratura su un paesaggio corso che arriva ad includere uno yacht ai margini, che inquina la visione, ma si prende comunque lo spazio e il tempo necessario per essere assorbito dallo spettatore. E così anche la terra diventa un personaggio, contradditorio (come le spiagge piene di turisti in controcampo a un paesaggio incontaminato) e urgente da ascoltare.

Il Mohicano è un film che parla del presente partendo dal passato, che riflette su cosa significhi “resistere” oggi. Non è un’opera nostalgica, ma lucida. Eppure, nel raccontare la fine di un mondo, riesce anche a immaginare un inizio nuovo, fatto di scelte responsabili e consapevoli. È un invito a restare connessi alla terra e agli altri, in un tempo che spinge sempre più verso l’isolamento che non per forza deve essere sinonimo di tecnologia.

Lara Ioriatti,
Redattrice.