Qualche mese fa i profili social ufficiali di New Line Cinema sono stati invasi da brevi filmati di telecamere di sorveglianza che mostravano strade di quartieri residenziali americani, completamente deserte nel cuore della notte. Alle 2:17, però, si muove qualcosa: dei bambini, con indosso ancora i pigiami, braccia aperte e testa alta, corrono in strada, superano abitazioni e giardini, e svaniscono dopo alcuni secondi nell’oscurità. Ognuno di questi brevi video sembra fare la stessa domanda: dove sono finiti quei bambini?
Due e diciassette
È mercoledì alla Maybrook Elementary, la maestra Justine Gandy (Julia Garner) entra nella sua classe per iniziare la lezione e si trova davanti quattro file di banchi vuoti. I suoi alunni non si sono presentati a scuola quella mattina, ma non perché siano malati o fuori città. Neanche i genitori hanno idea di dove siano finiti, i loro letti sono vuoti, le porte di casa spalancate dalla notte precedente. Tutti i bambini della classe della maestra Gandy sono svaniti nel nulla alle 2:17 del mattino di mercoledì, tutti tranne Alex (Cary Christopher), seduto in fondo all’aula con lo sguardo perso. La polizia interroga gli insegnanti, le famiglie, il personale della Maybrook, vengono coinvolti gli agenti federali, i filmati di sorveglianza delle case vengono guardati e riguardati migliaia di volte, eppure non si riesce ad arrivare a una soluzione: nessuna pista sembra portare ai diciassette bambini scomparsi ormai da un mese. Ed è qui che comincia la storia di Weapons, che il regista Zach Cregger sceglie di raccontarci attraverso ciò che si svolge a seguito di questo evento assurdo, insieme alle persone che vi gravitano intorno. La mestra Gandy sembra essere innocente, Alex è forse il più colpito dalla vicenda, il preside Miller non sa più cosa fare per calmare le famiglie disperate, uno dei genitori, il signor Graff (Josh Brolin), finisce addirittura per seguire l’insegnante, convinto che sia responsabile di tutto. Una sola cosa è certa: diciassette ragazzini sono scomparsi e non si sa se torneranno mai a casa.
Non si può dire che Weapons non abbia delle premesse interessanti, a partire da un cast di tutto rispetto che regala delle ottime performance, per poi passare a un’idea di partenza affascinante quanto terrificante, soprattutto se siete genitori. Tuttavia, andando avanti nella storia, compaiono alcuni piccoli problemi.

Volevo vedere di meno!
Almeno per una parte del film, Cregger sceglie di procedere tramite una narrazione non lineare, concentrandosi sui singoli personaggi maggiormente coinvolti nella storia, anche quelli che a primo impatto sembrano insignificanti. L’atmosfera di Weapons è costruita molto bene, utilizza luoghi familiari come le strade del quartiere, le villette, i corridoi della scuola, e li carica di inquietudine, come il regista aveva già fatto nel suo precedente film Barbarian. Si gioca molto con le ombre, con figure misteriose mascoste nel buio, con volti e corpi amici che all’improvviso si distorcono diventando irriconoscibili. Anche la colonna sonora fa abbastanza bene la sua parte, sebbene non si possa proprio definire memorabile. I momenti di tensione ci sono, e ci dimostrano quanto Cregger abbia la fobia per gli scantinati, gli spioncini delle porte d’ingresso e le stanze solo apparentemente vuote. Tuttavia, l’atmosfera ben costruita e la regia oggettivamente curata e interessante non riescono a compensare il più grande problema di Weapons: si vedono troppe cose. Un thriller-horror con queste premesse e con l’evidente obiettivo di angosciare lo spettatore troverebbe un ottimo terreno di sviluppo se cercasse di giocare con ciò che non si vede, con quello che si trova al di fuori della macchina da presa, o ancora meglio con quei dettagli a cui Cregger sembra prestare attenzione ma che però non sfrutta a dovere. Il mistero c’è, ed è anche un elemento forte, ma Weapons sarebbe stato ancora più interessante se avesse fatto tesoro di questo mistero, senza svelarci determinate situazioni e personaggi che avrebbero colpito ancora più forte fossero rimasti nell’ombra. Per farla breve, nella seconda parte del film Cregger ci mostra tante cose, troppe cose tutte insieme, che, per quanto sicuramente interessanti, vanno un po’ a distruggere l’atmosfera misteriosa e angosciante del film. Naturalmente non si poteva lasciare il mistero irrisolto, ma sarebbe stato molto più affascinante se la soluzione fosse arrivata allo spettatore a piccoli passi, attraverso brevi conversazioni, dettagli in apparenza inutili, scene mostrate senza spiegare troppo il loro significato. Forse, se Cregger avesse deciso di mostrarci di meno, allora il mistero avrebbero mantenuto la sua potenza. Sia chiaro, non stiamo parlando di Weapons come di un brutto film: funziona piuttosto bene nel suo scorrere, riesce a spaventare in molte occasioni e a livello tecnico è veramente ben realizzato. Stiamo solo dicendo che, con qualche accortezza in più e qualche decisione diversa, avrebbe avuto un impatto maggiore sullo spettatore.
Vi consigliamo comunque di andare a vederlo, senza dubbio è in grado di innescare delle interessanti conversazioni sull’interpretazione di alcune scene. E chissà, magari in futuro Cregger riuscirà a mostrarci di meno, a restare sul limite del terrore senza precipitare di sotto.

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