Il primo film ci aveva fatto dubitare della sicurezza dei voli di linea, il secondo ci aveva instillato un terrore indescrivibile per i camion che trasportano legname, il terzo dei lettini abbronzanti, il quarto delle gare automobilistiche, infine il quinto dei temibili ponti sospesi nel vuoto (e un po’ aveva ragione).

La domanda del 2025 era quindi, quale oggetto o situazione perfettamente comune inizierà a farci paura dopo Final Destination: Bloodlines?

Il destino di un’intera famiglia

A quasi quindici anni dall’uscita del capitolo 5, la saga di Final Destination torna al cinema cercando di cambiare le carte in tavola: la premonizione di un evento catastrofico fatale per decine di persone si svolge, infatti, molti anni prima rispetto alla contemporaneità vissuta dalla giovane protagonista Stefani. Studentessa al college con un rapporto difficoltoso con la propria famiglia, Stefani (Kaitlyn Santa Juana) ha da mesi un terrificante incubo ricorrente, che le sta rovinando la vita: nel suo sogno i due fidanzati Iris e Paul, in visita alla torre panoramica Sky View, muoiono insieme a centinaia di altri visitatori a causa di una devastante esplosione. Eppure quel nome, Iris, è molto familiare, ed ecco che qualcosa in Stefani scatta: quella donna del sogno è sua nonna, che l’intera famiglia ha allontanato e che lei non ha mai conosciuto. Rovistando tra i cassetti in sala da pranzo, Stefani trova l’indirizzo della nonna e va a trovarla, ma riesce solo a scoprire qualcosa di terribile: Iris sarebbe dovuta morire nell’esplosione tanti anni prima, non avrebbe mai dovuto avere figli né nipoti. E come tutte le persone sopravvissute all’incidente della torre, la morte arriverà a prendere anche Iris, insieme a quella discendenza che non sarebbe mai dovuta esistere.

Dopo cinque film e un successo non indifferente tra gli appassionati, Final Destination Bloodlines sceglie di mantenere una struttura narrativa simile ai predecessori, ma aggiungendo l’elemento della morte che perseguita i membri di un’intera famiglia per la sola colpa di essere nati. E questa scelta funziona, distingue il film a sufficienza dai capitoli precedenti senza risultare troppo diverso e poco coerente con la saga. Ciò che era fondamentale, comunque, si trova anche qui: il destino implacabile che non risparmia nessuno, un elemento che incredibilmente accomuna Final Destination e la tragedia greca classica!

Tanto budget con cui divertirsi

Mettiamo subito in chiaro una cosa fondamentale: non andate a vedere questo film aspettandovi un prodotto di elevato spessore culturale perché rimarrete sicuramente delusi. Ma si sa, la saga di Final Destination è famosa per i modi assurdi e fantasiosi in cui la morte chiama a sé le sue vittime, che sia sulle montagne russe o in una palestra da ginnastica artistica; e di morti allucinanti ce ne sono a volontà, per la gioia dei fan dello splatter, un po’ meno per chi prova una paura irrazionale verso i macchinari per la risonanza magnetica. Si vede fin da subito come i registi Zach Lipovsky e Adam Stein si siano divertiti a girare il film e a progettare le scene con più spargimenti di sangue: non mancano poi piccoli riferimenti a sequenze iconiche della saga che sono entrate di diritto nella cultura popolare.

In modo simile a Saw X, Final Destination Bloodlines cerca di risollevare dalle “ceneri” la saga di riferimento, allontanandosi un po’ dall’estetica dei primi anni 2000 e puntando su un budget di tutto rispetto che ammonta a circa 50 milioni di dollari. Infatti, si possono notare una regia e una fotografia decisamente più curate rispetto ai precedenti film della saga; la stessa cosa si può dire per quanto riguarda il montaggio, che resta comunque frenetico e adrenalinico come sempre. Si parla già di Bloodlines come il miglior film di Final Destination, e a livello tecnico è probabilmente la verità.

Insomma, andate al cinema se volete passare un paio d’ore a cercare di capire quale oggetto casuale sullo schermo si trasformerà in un assassino spietato nel giro di qualche secondo. E per i fan affezionati sarà una grande emozione vedere un’altra volta sullo schermo il buon Tony Todd.

Renata Capanna,
Redattrice.