Eclettico, poliedrico, trasformista. Sono solo alcuni degli aggettivi con cui potremmo descrivere Jared Leto, attore e musicista dalla personalità inconfondibile. Icona della Maison Gucci, il suo stile eccentrico, mai scontato e in continua evoluzione ha contribuito ad affermarne la sua popolarità. Nella moda, infatti, ha oltrepassato i confini delle convenzioni hollywoodiane, fino a diventare una delle personalità più attese delle passerelle.
Nato a Bossier City, in Louisiana, sin da piccolissimo Jared e il fratello Shannon hanno respirato un’atmosfera ricca di arte, creatività, musica e fotografia che ha permesso loro di esprimere liberamente la propria personalità.
Dopo aver studiato cinema alla University of Visual Arts di New York, si è trasferito a Los Angeles dove ha ottenuto i primi ruoli in diverse serie tv, quali Famiglia cercasi e My so-Called Life, che gli hanno dato buona visibilità. Non solo è diventato l’idolo della generazione “Catalano” (dal nome del personaggio interpretato in My so-Called Life), nel 1996 la rivista People lo ha anche inserito nella lista degli uomini più attraenti al mondo.
Il grande schermo e il metodo immersivo
Mette anima e corpo in ogni cosa che fa ed è proprio ciò che gli ha permesso di raggiungere risultati fuori dal comune nell’industria cinematografica e musicale. Essendo sia cantante, sia attore conduce una vita che lascia poco tempo al riposo e proprio per questo motivo prima di accettare qualsiasi ruolo fa attenzione che quest’ultimo sia un progetto per cui “valga la pena”. Ha affermato che nel processo di selezione delle varie proposte è necessario “esercitare il potere del no” che può risultare complicato per una personalità curiosa e iperattiva come Jared.
Per quanto riguarda il cinema, ama i personaggi complessi e ricchi di sfumature, che richiedono un notevole lavoro affinché risultino credibili sul grande schermo. Tra i suoi metodi non sono certo contemplate mezze misure, così come dimostra il suo “immersive method” applicato appunto per immergersi quanto più possibile nei personaggi da interpretare.
“I was interested in a deep dive. I like the immersive quality. […] I found it really rewarding”
Si tratta di un intenso periodo che può durare persino dei mesi, in cui si cala nello stile di vita e nelle abitudini del personaggio, tramite modifiche del corpo, delle movenze, della voce. Questa sua grande capacità di immedesimazione gli ha permesso di guadagnarsi una reputazione da vero e proprio trasformista. Negli anni è andato incontro a numerose trasformazioni che hanno attirato il plauso del pubblico e della critica internazionale.
In occasione del suo 53° compleanno, passiamo in rassegna le sue performance più iconiche e memorabili.

Pellicole che lo hanno portato alla fama…
Ha dato prova al mondo del cinema del suo mettersi al servizio del personaggio in Prefontaine (Steve James, 1997), film biografico sulla vita del corridore scomparso prematuramente Steve Prefontaine. Riteneva fosse un’opportunità preziosa interpretare una leggenda dello sport, un ruolo sfidante a livello emotivo e fisico: si è immerso totalmente nella vita del mezzofondista, ne ha incontrato i familiari e gli amici, e ha raggiunto una sorprendente somiglianza fisica grazie a duri allenamenti.
Prefontaine è considerato il suo primo ruolo rivoluzionario, che gli ha attirato le attenzioni del pubblico e gli elogi della critica.
Dopo aver preso parte ad una serie di produzioni low budget, ha iniziato a collaborare con registi e attori di alto calibro che gli hanno permesso di affermarsi nel panorama cinematografico. Ha
recitato un ruolo secondario in La sottile linea rossa (T. Malick, 1998) al fianco di un cast ricchissimo, tra cui Adrien Brody, Sean Penn, George Clooney e John Travolta.
L’anno dopo ha lavorato con David Fincher per Panic Room (2000) e Fight club (1999). Qui interpreta Faccia d’Angelo e si unisce ai protagonisti (Edward Norton e Brad Pitt) nel loro ring di combattimento sotterraneo, Project Mayhem.

…e che ne hanno confermato la notorietà
Negli anni successivi, una volta che registi e produttori del mondo cinematografico hanno notato le enormi potenzialità di Leto, gli sono stati affidati dei ruoli di primo piano in cui ha dato vita ad iconici personaggi rimasti nella memoria e nel cuore del pubblico.
Il film che ha rappresentato una vera e propria chiave di volta dal punto di vista artistico e umano è Requiem for a dream (D. Aronofsky, 2000). Quando ha letto la sceneggiatura tratta dall’omonimo romanzo di Hubert Selby Jr., si è reso immediatamente conto di quanto la storia raccontata fosse dolorosa e quanto fossero complessi i personaggi. Vediamo Jared nei panni di Harry Goldfarb, un tossicodipendente che vive di espedienti e il cui unico obiettivo è procurarsi l’eroina. La preparazione per interpretare l’eroinomane Harry rappresenta un perfetto esempio di approccio immersivo applicato al mondo della tossicodipendenza. Leto ha dormito per le strade di New York con dei tossicodipendenti, ha praticato l’astinenza sessuale, non ha assunto zuccheri per 30 giorni così da sperimentare su se stesso gli effetti dell’astinenza e ha perso quasi 13 chili. Sapeva che per rendere il personaggio il più realistico possibile doveva essere “affamato” sotto ogni punto di vista, vivendo un’esperienza che l’attore definisce “sadomasochistica”, brutale e formativa allo stesso tempo. Il film ha ottenuto il plauso della critica e ha dimostrato le enormi potenzialità di Leto come attore, dopo le più piccole apparizioni precedenti.
Se per Requiem for a dream ha perso molto peso, per il film successivo ha fatto esattamente l’opposto. In Chapter27 (J. Schaeferl, 2008) Jared Leto è Mark David Chapman, l’uomo accusato dell’omicidio di John Lennon, e per il ruolo ha preso quasi 30 chili. L’attore stesso ha parlato di quanto sia stato impegnativo raggiungere tale cambiamento fisico, che gli ha causato problemi di salute, oltre al fattore psicologico: in un corpo così ingombrante, infatti, faticava a riconoscersi.

“Immersive, transformative”. Sono queste le parole con cui descrive l’esperienza sul set di Dallas Buyers Club (J.M Vallée, 2013), un altro film molto complesso e delicato che ha richiesto una prova attoriale non poco sfidante. Matthew McConaughey interpreta Ron, un cowboy texano omofobono che scopre di essere malato di AIDS, e Jared Leto veste i panni di Rayon, un tossicodipendente transessuale. Tra i due nasce un’insospettabile amicizia e insieme danno il via ad un commercio illegale di farmaci più efficaci rispetto ai rimedi ufficiali per contrastare la malattia. Per dare vita ad un personaggio ricco di sfumature come Rayon, Jared ha applicato ancora una volta il suo metodo; basti pensare che il regista Jean-Marc Vallée ha affermato di non aver mai incontrato il vero Leto. L’attore ha avuto un approccio estremo, ma a suo parere era l’unica strada possibile: ha parlato con moltissimi transessuali e tossicodipendenti, ha perso 30 chili, ha modificato il suo modo di muoversi e parlare. Ha creato un personaggio indimenticabile e la notevole performance non è passata inosservata agli occhi della critica e del pubblico: nel 2014 ha vinto un Golden Globe e un Premio Oscar come Miglior attore non protagonista, il premio Hollywood Film Awards come Migliore attore rivelazione, un MTV Movie & Tv Awards per la Miglior trasformazione su schermo.
Nelle sue più recenti apparizioni al cinema ha vestito i panni di due eroi di fumetti: Joker e Morbius. Lo ricordiamo in particolare nel ruolo di Joker in Suicide squad (D. Ayer, 2016) al fianco di Margot Robbie. Qui è il nemico di Batman che con i denti di metallo sghignazza per le strade di Gotham City. Proprio per perfezionare la sua risata, ne provava diverse versioni
per testare la reazione della folla. Interpretare Joker dopo nomi quali Cesar Romero, Jack Nicholson e Heath Ledger gli faceva sentire grande responsabilità, ma allo stesso tempo rappresentava per lui un’opportunità per arricchire ulteriormente un personaggio così bizzarro e imprevedibile.
Insomma, non si può certo dire che Jared Leto si lasci intimidire dalle sfide, anzi, c’è davvero da chiedersi cosa non sia in grado di fare. Nella sua carriera ha dimostrato di essere camaleontico, pronto a trasformarsi in chiunque egli voglia, dall’eroinomane al corridore, all’(anti)eroe Marvel. Capace di trasformarsi in quei personaggi non solo fisicamente, ma soprattutto emotivamente, rendendosi irriconoscibile a se stesso in primis.

Scrivi un commento