Dragon Trainer trova finalmente ciò che manca agli altri live action: un briciolo di anima

La saga di Dragon Trainer è una delle più fortunate di casa DreamWorks, e sicuramente la più recente tra quelle effettivamente divenute di culto. Liberamente ispirata alla fortunata serie di libri How to Train Your Dragon (che in italiano diventa Le eroiche disavventure di Topicco Terribilis Totanus III) di Cressida Cowell, si compone di tre film usciti tra il 2010 e il 2019, una serie animata di più di 100 episodi e una manciata di cortometraggi. La scelta di produrre un remake dal vivo, praticamente identico nelle inquadrature al cartone, si è rivelata più sensata del previsto. 

Ci troviamo nel villaggio vichingo dell’isola di Berk, tutta la popolazione deve fare fronte quotidianamente alle razzie dei draghi e la vita di ogni membro della comunità è dedicata al combattimento. Hiccup, figlio del capo del villaggio Stoik l’Immenso, è ambizioso e intelligente ma anche impacciato e per nulla adatto a combattere, a lui viene precluso l’addestramento con le armi ed è costretto a fare da assistente al fabbro Scaracchio. Durante un’incursione notturna dei draghi grazie ad una sua invenzione riuscirà ad abbattere un esemplare della razza di drago più letale e misteriosa, la Furia Buia, e questo gli permetterà di conoscere i draghi come nessun vichingo prima di lui. 

L’originale animato è stato diretto da Dean DeBlois insieme a Chris Sanders, che prima di approdare a Glendale avevano diretto insieme Lilo e Stitch per la Disney nel 2002, e il caso (o un piano distributivo ben studiato) ha voluto che entrambi i film vedessero una nuova luce nei primi caldi estivi del 2025. Se però Lilo e Stitch sembra l’ennesimo pupazzone live action Disney, la ferma volontà di Dean DeBlois di curare in prima persona il progetto ha permesso al film di mantenere una direzione precisa senza risultare stucchevole come il suo fratello rivale. Niente atmosfere fiabesche di plastica, uso sensato e consapevole dei momenti migliori del film originale (come la scena del primo volo), valorizzazione della sua colonna sonora (probabilmente la migliore di casa DreamWorks dai tempi de Il Principe d’Egitto) e amalgama credibile dei draghi con i set reali. In breve, Dragon Trainer ha un’anima, che si esalta nella forza materica e naturale che emerge quanto possibile in un film che è comunque un blockbuster di Hollywood per ragazzi attraverso roccia, erba, acqua, vento e ovviamente il fuoco dei draghi.

Sdentato, il fratello oscuro, meno pelosone ma altrettanto tenero di Stitch è identico al film e la scelta paga. Resta quel mischione adorabile tra un gatto, un lucertolone e un pipistrello e forse si è persa l’occasione di renderlo un po’ più minaccioso. Gli altri draghi restano comunque abbastanza gradevoli e la Morte Rossa, il drago madre, un po’ boss finale da videogioco, un po’ Vhagar di House of the Dragon e un po’ kaijū, è un po’ meno vivo della sua controparte animata.

La scelta del cast umano è abbastanza azzeccata. Mason Thames come Hiccup ci mostra una versione comunque più atletica e sicura di sé del nerd magrolino quale era Hiccup nel cartone, Gerald Butler riprende il ruolo che aveva interpretato solo vocalmente con molta leggerezza (e il rischio di risultare seriosamente fuori luogo era bello alto), e Nick Frost nel ruolo di Scaracchio è sempre adorabile. Nel gruppo dei ragazzi sembra un po’ di rivedere i protagonisti degli ultimi Spiderman del Marvel Cinematic Universe: Nico Parker/Astrid è un po’ Zendaya/MJ, il nerdone grasso fissato con le statistiche dei draghi Julian Dennison/Gambedipesce ricorda Jacob Batalon/Ned e il buffone arrogante ma bonario Gabriel Howell/Moccicoso è Tony Revolori/Flash. 

Si calca sicuramente meno la mano sull’aspetto della menomazione fisica e della disabilità che riguarda più di uno dei nostri protagonisti e si cerca sicuramente di dare maggiori messaggi pacifisti (con la speranza che i figli interrompano le guerre dei padri) e di fratellanza tra popoli (a Berk troviamo persone da ogni parte del mondo) ma senza scivolare nella retorica spicciola.

La cassa sta battendo bene, resta da vedere se draghi e vichinghi riusciranno nell’impresa difficile di battere alieni e hawaiani e, se nel futuro, torneremo a Berk.

Nicolò_cretaro
Nicolò Cretaro,
Redattore.