Di là dal fiume e tra gli alberi (Across the river and into the trees) è la trasposizione cinematografica, diretta da Paula Ortiz, dell’omonimo romanzo di Ernest Hemingway. Il film esce con qualche anno di ritardo: era stato girato nel 2021, la distribuzione era iniziata ufficialmente nel 2022 ma aveva riguardato solo poche sale nel Regno Unito e in Canada, due dei paesi che l’hanno co-prodotto insieme all’Italia. 

Ci troviamo nel secondo dopoguerra. Il colonnello statunitense Richard Cantwell (Liev Schreiber) è di stanza a Trieste. Dopo aver ricevuto la diagnosi di una malattia terminale decide di tornare a Venezia, dove aveva trascorso molti anni, apparentemente per potersi godere un ultimo fine settimana di caccia alle anatre. Qui incontra la giovanissima contessa Renata Contarini (Matilda De Angelis), che decide di trascorrere più tempo possibile con il colonnello, trascurando i propri impegni nei confronti della madre (Laura Morante) e del fidanzato. 

Con un approccio fedele all’opera di Hemingway, ciò che viene messo in scena sono i semplici fatti: nemmeno nei dialoghi più importanti tra i protagonisti assistiamo a grandi rivelazioni o dichiarazioni. La caratterizzazione dei personaggi traspare in modo implicito, sta allo spettatore cogliere le intenzioni e le motivazioni sottintese. In questo sia De Angelis che Schreiber fanno un ottimo lavoro. 

La città intorno a loro è vuota: Ortiz ha approfittato del fatto che nel 2021 le restrizioni legate alla pandemia erano ancora in vigore e rendevano molto facile avere intere strade deserte, persino nel centro di Venezia. Si tratta di un elemento che ha un grande peso in questo film dall’estetica estremamente curata: la quasi assenza di comparse rende l’atmosfera surreale, come se gli abitanti del centro storico fossero in una dimensione isolata dal resto del mondo. Inoltre non può essere mossa alcuna critica alla fotografia, alla scelta della ratio e i colori intensi che contribuiscono all’atmosfera cupa e romantica.  La prima versione del lungometraggio era stata prodotta in bianco e nero, con solo i flashback a colori, tuttavia la versione che si trova ora al cinema è interamente a colori. 

Di là dal fiume e tra gli alberi è una riflessione sulla morte e sui limiti fino ai quali la volontà del singolo può forzare il corso degli eventi: mentre il colonnello rivive le due guerre e le proprie responsabilità, ignorando ostinatamente la propria fine che si avvicina; Renata ha tutta la vita davanti, non ha ancora compiuto le scelte che dovranno determinate il suo futuro ed è molto più disposta di lui a fare domande scomode e contestare tutto quello che la sua posizione sociale le impone. Il rapporto tra i due si consuma in lunghi dialoghi, perlopiù notturni per le strade, dal carattere romantico nel senso letterario del termine.  

Purtroppo, nel tentativo di mantenere l’atmosfera asciutta e riflessiva del testo originale, ad un certo punto si è andata a perdere la stratificazione di significati caratteristica di Hemingway. In particolare la parte centrale del racconto finisce per rimanere troppo in superficie, l’idea di lasciare spazio all’implicito fallisce nei momenti in cui le conversazioni si allungano nel tempo e, perdendo il focus, danno l’impressione che gli sceneggiatori stessi si fossero dimenticati cosa dovevano implicare. Il ritmo riprende poi velocità verso la fine, dove vengono inseriti flashback anch’essi poco coerenti con la modalità introspettiva che il racconto aveva impostato dall’inizio. A questo difetto si aggiungono alcuni elementi fortemente anacronistici che, pur non essendo rilevanti per la coerenza dell’arco narrativo, rischiano di rompere improvvisamente la sospensione dell’incredulità. Uno dei brani scelti per la colonna sonora, a questo proposito, stride particolarmente sia con l’atmosfera che con la caratterizzazione di Renata, protagonista della scena che utilizza questo brano. Considerando la pellicola nell’insieme non si tratta certo della migliore trasposizione possibile, ma riesce comunque a restituire le atmosfere e le tematiche del romanzo. 

Federica Rossi,
Redattrice.