Uscito un po’ in sordina il 30 aprile 2025, lo spy drama Black Bag – doppio gioco è l’ultima fatica di Steven Soderbergh con protagonisti Cate Blanchett, Michael Fassbender, Marisa Abela, Tom Burke, Naomie Harris, Regé-Jean Page e Pierce Brosnan.
La storia ruota attorno a George Woodhouse (Fassbender), leggendario agente dell’intelligence britannica mago del poligrafo, incaricato di indagare su una talpa presente nella sua organizzazione. Peccato che tra i sospettati ci sia pure la sua amatissima moglie Kathryn (Blanchett), che lo costringe a scegliere tra fedeltà al matrimonio o alla patria.

Tutti vogliono essere James Bond
Dopo No Time to Die (2021) il futuro di James Bond è rimasto incerto, ma è proprio la latitanza dell’agente segreto più famoso del grande schermo ad aver involontariamente incentivato la proliferazione di film spy di dubbio gusto, che hanno invaso sale cinematografiche e piattaforme streaming con prodotti di altalenante qualità per riempire quel vuoto.
In questo desolante panorama per gli appassionati del thriller di spionaggio, ci pensa sua maestà Steven Soderbergh a mantenere alta la bandiera con un tesissimo spy drama di qualità altissima. Ma il confronto con 007 è inevitabile, e persino Black Bag continua in qualche modo a tenerlo come punto di riferimento: ciò vale soprattutto per il cast, formato da due potenziali successori di Daniel Craig (Fassbender e Page), un personaggio ricorrente dell’ultimo ciclo (Naomie Harris) e lo stesso ex-007 Pierce Brosnan.
È il cinismo generale a mettere un po’ più in crisi i valori di James Bond: laddove il personaggio reso famoso da Sean Connery è iperbolico e popolare per via della sua propensione per sesso e alcolici, Black Bag torna coi piedi per terra, rigetta lo status positivo delle dipendenze da inibitori, smaschera i traditori patologici ed evidenzia molto di più lo stato nervoso e nevrotico di individui che per vivere mentono in continuazione, al punto da aver anestetizzato la capacità di essere sinceri.

Mr. & Mrs. Smith
Gli unici a salvarsi la faccia in Black Bag sono i Woodhouse, George e Kathryn, innamorati l’uno dell’altra e incapaci di separarsi. È la loro fedeltà reciproca ad essere invidiata e osteggiata in ufficio, sia dalle altre coppie infelici che dai superiori che lo ritengono il loro punto debole. Ed è proprio attraverso questa falla che verranno infatti insinuati i dubbi.
Benché Black Bag sia molto più godibile e riuscito, l’idea alla base è la medesima del popolare Mr. & Mrs. Smith che nel 2005 creò la coppia Brangelina: due agenti segreti in crisi di coppia che vengono messi uno contro l’altro anche sul lavoro, ma sarà proprio la risoluzione della rivalità professionale a risanare la loro relazione. E la cosa straordinaria è che tutta la sceneggiatura riesce a lavorare costantemente di sottotesto, parlandoci della coppia e allo stesso tempo della falla nell’intelligence.
Lo sceneggiatore è David Koepp, veterano del blockbuster hollywoodiano (autore del primo Spiderman di Sam Raimi e della trilogia originale di Jurassic Park) che di recente ha lavorato spesso con Soderbergh e qui gioca diverse carte vincenti, dosando perfettamente le informazioni e lavorando di simboli ricorrenti: uno tra tutti la pesca, sia letterale di un pesce che verrà servito a cena (i pasti sono snodi fondamentali nel film) oppure la ricerca della talpa, pesce grosso o piccolo che sia.

Missione compiuta
Impeccabile la recitazione di tutti gli interpreti: Michael Fassbender e Cate Blanchett, gelidi, incarnano alla perfezione la coppia protagonista, sempre elegantissimi ed inappuntabili anche nel vestiario, assai curato per trasmettere trasparenza soprattutto per il personaggio di George, che detesta il tradimento. Tom Burke, attore troppo sottovalutato, è qui nei panni di un anti-007, consapevole e tormentato per via della dipendenza da sesso e alcol, mentre il ruolo di Pierce Brosnan, in realtà piuttosto piccolo nonostante il massiccio utilizzo da parte del marketing, si regge tutto sul casting di un attore che ha fatto la storia di questo genere. L’unica nota stonata dell’orchestra rimane quello stoccafisso di Regé-Jean Page, sempre più bello che bravo.
Ma se l’eccellente cast recita un’ottima sceneggiatura, di certo non si può non riconoscere la direzione di Soderbergh, un regista che ha segnato gli ultimi 30 anni con le sue sperimentazioni di generi e tecniche. La prova dello spy è assolutamente superata, strizzando di tanto in tanto l’occhio alla sua stessa trilogia di Ocean’s.
Come al solito, Soderbergh firma anche fotografia e montaggio del film con gli pseudonimi di Peter Andrews e Mary Ann Bernard: un autore completo, sapiente e mai banale, che ci getta all’interno della storia con un lungo tracking shot sulle spalle del protagonista come fosse un pedinamento, che illumina gli ambienti con una luce che ci accieca creando ombre nell’apparente luminosità, che crea suspence con i silenzi e tensione con i piani olandesi del poligrafo. Se il confronto con Bond è inevitabile, con Black Bag la missione è compiuta.

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