Vedere la morte sul grande schermo non disturba, anzi piace, eccita.
Forse perché pensiamo che sia tutto finto, che chi muore sia cattivo e meriti di fare quella fine (come se non esistessero sistemi giudiziari in una società civile e fosse ancora in vigore la Legge del Taglione).

È difficile soffermarsi sulla spettacolarità delle riprese, degli effetti speciali, delle coreografie quando quella violenza reale e tremenda, quel sangue, quelle urla si presentano sugli schermi dei nostri telefoni ogni giorno e ad ogni ora.

James Bond, Ethan Hunt: assassini assoldati per proteggere il mondo intero da nemici potenti.
John Wick: un assassino che uccide per vendetta, per se stesso, per il proprio ego, per avere una giustizia che non potrà mai avere, per uscire dal pantano nel quale si è infilato. Eve Macarro, interpretata da una sempre coinvolgente Ana de Armas (Blonde, Blade Runner 2049, Eden, No Time To Die) e protagonista di Ballerina (2025), non è da meno. 

Il film diretto da Len Wiseman (Underworld, 2003; Underworld: Evolution, 2006; Live free or Die Hard, 2007) è il “sidequel” di John Wick 3 – Parabellum (2019).
Gli eventi infatti si sviluppano in contemporanea a quelli del terzo capitolo della saga diretta da Chad Stahelski (John Wick 1, 2, 3, 4).

Dopo aver assistito all’omicidio del proprio padre, Eve entra a far parte della Ruska Roma.
È qui che incontra per la prima volta John Wick (Keanu Reeves) che la invita ad abbandonare questa seconda famiglia, ad andarsene prima che sia troppo tardi.

Eve non gli dà ascolto e diventa una killer spietata, assetata di vendetta.
Disobbedendo agli ordini della Direttrice (Anjelica Huston), scopre dove si nasconde la setta guidata dal temibile Cancelliere (Gabriel Byrne), responsabile della morte dei genitori, e decide di farsi giustizia da sola.
La bomba è innescata e nessuno sembra poter evitare l’esplosione… neanche il famigerato Baba Jaga

Ed eccoci quindi nuovamente a scene di combattimento coreografate alla perfezione, che mostrano la bravura degli stunt (spesso troppo poco riconosciuta), l’impegno immenso degli attori, il grande studio dietro alla scelta e descrizione di ogni arma, il lavoro millimetrico svolto in post produzione.
Le caratteristiche del franchise sono rispettate: la macchina da presa si muove lentamente, regalando inquadrature ampie e ricche di colori saturi nelle quali lo spettatore può immergersi. 

Il senso di freneticità e azione non è dato dal montaggio serrato o da movimenti di macchina rapidi ma dalle acrobazie di attori e stunt. 

Proprio come Reeves, Ana de Armas si è allenata per mesi per imparare a maneggiare armi da fuoco, praticare arti marziali, combattere corpo a corpo.  

Anche in queste 2 ore e 5 minuti, come nelle quasi 9 ore della saga, i minuti destinati al dialogo sono pochi. Le frasi pronunciate dai personaggi sono limitate ed estremamente prevedibili ma la sceneggiatura non si regge sicuramente su queste e del resto: chi ha tempo di parlare tra pugnalate, granate, colpi di pistola e lanciafiamme?

Quest’ultimo oggetto in particolare dà vita ad una delle sequenze di lotta più suggestive della pellicola che si conclude con uno scontro tra acqua e fuoco che ricorda molto quello tra fasci di luce emanati dalle bacchette di Harry Potter e Voldemort (Harry Potter e i Doni della Morte pt.2, 2011).
Questa netta contrapposizione tra male e bene non è così netta e forse non c’è proprio.
Certo, noi spettatori siamo portati a empatizzare con Eve, a sostenerla nel suo percorso e nel suo tentativo di salvare altre bambine dal suo stesso destino ma è impossibile non pensare a quanti lutti lei stessa ha causato per raggiungere un obiettivo egoistico: la vendetta.
La vendetta porta sempre ad altro sangue e ad un possibile sequel, successo al botteghino permettendo.
Keanu Reeves ha passato il testimone ad una donna che deve combattere “like a girl”.

Questo classificare secondo stereotipi di genere cosa è “da donna” o “da uomo” è sempre molto pericoloso, anche per chi parte con le migliori intenzioni.

Concludo accennando ad un tema che ho trovato interessante: la critica all’ideologia.
Secondo Treccani, “l’ideologia è, nel pensiero sociologico, il complesso di credenze, opinioni, rappresentazioni, valori che orientano un determinato gruppo sociale; anche, ogni dottrina non scientifica che proceda con la sola documentazione intellettuale e senza esigenze di puntuali riscontri materiali, sostenuta per lo più da atteggiamenti emotivi e fideistici, e tale da riuscire veicolo di persuasione e propaganda”.
In questo capitolo della saga, un intero villaggio va incontro alla morte perché così gli è stato ordinato. Non lo fa per soldi, per gloria, per vendetta, per difendersi. Lo fa perché così è stato insegnato. Viene usata la violenza senza nemmeno sapere chi sia il nemico, se sia effettivamente un nemico.
L’ideologia disumanizza, l’ideologia avvelena, l’ideologia uccide.

Eva Sternai,
Redattrice.