Summertime, Le Voyage Imaginaire, L’Uomo con la Macchina da Presa e Arrapaho

Secondo giorno di film in 16mm, perle Ritrovate in giro per il mondo, film concerto, ospiti da tutto il mondo, caldo asfissiante e posti a sedere in Piazza Maggiore due ore prima dell’inizio della proiezione. Bentornati al Cinema Ritrovato.

Tempo d’Estate (Summertime), di David Lean (USA, 1955) – Katharine Hepburn: Femminista, Acrobata e Amante 

Katharine Hepburn in questo film non ha né lo sfrontato ardore di Cynthia Darrington né l’inadeguatezza arrivismo di Alice Adams, e interpretato un personaggio davvero inusuale per la sua carriera e per la sua figura divistica. 

Jane Hudson è infatti una zitella americana in vacanza in Italia, che quasi sceglie di essere ingenua, respingente e con la tendenza a piangersi addosso. A Venezia invidia le coppiette romantiche ma quasi non sa come cedere alle lusinghe del commerciante Renato (Rossano Brazzi).

Una Hepburn infinitamente più fragile e assai meno dirompente del solito, un personaggio che per la prima volta sembra più adatto ad essere trascinato che a trascinare, a disagio con un mondo più smaliziato di lei, con la cornice di una Venezia inquadrata con un Technicolor d’annata.

Le Voyage Imaginaire, di René Clair (Francia, 1925) – Cento Anni Fa: 1925

Un modesto e timido impiegato si innamora della ragazza più carina dell’ufficio ma è preso di mira dai colleghi. Un pisolino sulla scrivania lo condurrà in una magica avventura tra fate, incantesimi e statue di cera che si animano. Se The Office incontrasse Rip van Winkle otterremmo questo meraviglioso (sì è una parola abusata in queste Cartoline, ma che ci possiamo fare) fantasy d’annata, in una linea immaginifica che parte da Méliès e arriva fino a Michel Gondry. 

Arricchiscono il programma due giganti dell’animazione astratta tedesca degli anni ‘20: Walter Ruthman con le sue Opus II-III-IV e Viking Eggeling con Symphonia Diagonale. Il tutto con accompagnamento di pianoforte ed elettronica di Laura Markkanen e Matti Bye.

L’Uomo con la Macchina da Presa (Ljudyna z Kinoaparatom), di Dziga Vertov (URSS, 1929) – Isaak Babel’ – I Racconti di Odessa

Il cinema nella sua forma più pura. La volontà di superare ogni legame con teatro e letteratura, rafforzando quelli con musica e arte. Via la parola e la narrazione, restino solo spazi, linee, movimento e soprattutto immagini. L’occhio del cineasta si apre e si chiude per sei volte. I suoni eseguiti dal vivo da Maud Nelissen al piano e Silvia Mandolini al violino ci ricordano ancora una volta dove questo cinema trova la sua collocazione. In sala.

Arrapaho, di Ciro Ippolito (Italia, 1984) – Ritrovati e Restaurati

Le tribù degli Arrapaho, dei Froceyenne e dei Cefaloni sono in guerra tra loro, piu o meno. E c’è una storia d’amore tra l’Aristoteles de L’Allenatore nel Pallone e la Tinì Cansino di Drive In (i nomi dei personaggi nel film li cercate da soli). Poi ci sono dei finti caroselli, sottopancia televisivi, apparizioni di Cesare Ragazzi. Ci sono attori scelti solo in base a quanto fossero cani, che ridono mentre dicono le battute e quei ciak restano nel film. E soprattutto ci sono gli Squallor

Il film piu brutto della storia del cinema italiano è bellissimo, e Ciro Ippolito è un genio.

Abbiamo saltato il nostro appuntamento quotidiano in Piazza Maggiore con la proiezione di Qualcuno Volò sul Nido del Cuculo. E ne è valsa la pena

Nicolò_cretaro
Nicolò Cretaro,
Redattore.