In concorso alla 40esima edizione del Lovers Film Festival, Drive Back Home è il secondo lungometraggio del regista canadese Michael Clowater. Nel cast spicca Alan Cumming che, durante la terza serata del Festival, ha ricevuto la Stella della Mole. Nel 2024, il film ha vinto premi e riconoscimenti al San Diego International Film Festival, al Silver Wave Film Festival e al Calgary International Film Festival.
La storia, ambientata negli anni 70 e ispirata a fatti realmente accaduti, inizia in un paesino del New Brunswick, sepolto sotto metri di neve. Weldon (Charlie Creed-Miles), un idraulico reduce dal funerale del padre, riceve una telefonata dalla polizia di Toronto: il fratello Perley (Alan Cumming) è stato arrestato per atti osceni in luogo pubblico. Spinto dalla madre e dalla moglie, l’incerto Weldon parte alla volta della capitale dell’Ontario su un camioncino malconcio, con l’obiettivo di tornare il prima possibile a casa e di non fermarsi per nessuna ragione in Québec dove, si sa, “non parlano inglese”. Perley, dopo esser stato liberato e aver perso il lavoro, si mette svogliatamente in viaggio con lui. Oltre alle valigie, porta con sé un cane impagliato, il colbacco in pelliccia, una copia di Anna Karenina e un’ironia agrodolce.
Grazie alle ore passate uno accanto all’altro e agli imprevisti che dovranno superare, i due riusciranno a riavvicinarsi e a scoprirsi finalmente, riportando alla luce dolorosi ricordi. Questo road movie, capace di commuovere e far ridere di gusto, denuncia la persecuzione e le violenze subite dalla comunità LGBTQIA+ in un passato che rischia di diventare il nostro presente e che, in alcune parti del mondo, lo è già. Leggerezza e umorismo sono ben dosate e non sminuiscono l’urgenza dei temi trattati.

Alan Cumming, fin dalla prima apparizione, regala una performance brillante, interpretando un personaggio esilarante e al contempo solo, ferito, incompreso, non accettato dalla società e dalla sua stessa famiglia. È un sopravvissuto che vorrebbe solo vivere dignitosamente e sentirsi libero di amare ed essere amato, come qualunque essere umano. Invece è costretto a nascondere la propria identità sessuale, a inventarsi personalità finte e bugie per proteggersi.
Weldon, nonostante voglia bene al fratello, è incapace di vedere e accogliere la realtà che ha davanti. Non crede che Perley sia omosessuale nonostante l’evidenza, considera l’orientamento sessuale del fratello come una situazione passeggera, un problema al quale può porre rimedio, un torto che è disposto a perdonare.
Pensa in questo modo non per cattiveria ma perché è stato educato così, perché è nato e cresciuto in un paesino in cui la diversità non è tollerata. Eppure non siamo destinati ad essere ciechi per sempre: alle volte, è sufficiente aprire gli occhi e il proprio cuore, per scoprire che esiste altro, un altro bellissimo e da proteggere.

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