Frances McDormand è una grandissima attrice che ha spaziato tra generi e stili, tra ruoli primari e secondari dando sempre vita a personaggi memorabili. La sua carriera è stata coronata dai premi più importanti e, a differenza di quanto ci si possa aspettare da chi lavora in questo mondo, non ha mai amato stare sotto i riflettori, anzi, vi si è volontariamente sottratta costruendosi un alone di mistero intorno.
La sua vita
Frances McDormand è nata il 23 giugno 1957 nell’Illinois come Cynthia Ann Smith. A solo un anno viene adottata da Noreen Nickelson e Vernon McDormand, che la ribattezzano Frances Louise McDormand. Il padre era un pastore e per questo durante la sua infanzia è stata costretta a numerosi trasferimenti negli Stati Uniti, finché la famiglia non si è stabilita in Pennsylvania, dove si è diplomata nel 1975 presso la Monessenn High School. È qui che si è avvicinata alla recitazione, grazie a un laboratorio scolastico in cui le era stato chiesto di interpretare il ruolo di Lady Macbeth. Così ha scoperto la sua passione, la possibilità di sfidare le convenzioni e ha cominciato ad allontanarsi dal rigore morale che le era stato imposto in quanto figlia del pastore locale.
Ha in seguito continuato i suoi studi sempre relativi al mondo dell’arte al Bethany College in West Virginia e presso la Yale School of Drama, dove ha stretto un forte legame di amicizia con la sua compagna di corso Holly Hunter, anch’essa futura attrice premio Oscar: è grazie a lei se ha fatto il provino per Blood Simple (Joel ed Ethan Coen, 1984). Holly era l’attrice pensata per interpretare Abby, però non era disponibile perché già impegnata a teatro, così ha convinto Frances a fare l’audizione per il ruolo che si è rivelato la chiave di volta della sua vita. È proprio in questa occasione che Frances ha conosciuto Joel Coen, che nel 1985 sarebbe poi diventato suo marito. Sono andati a vivere insieme in una casa nel Brox insieme a Ethan Coen, Sam Raimi, Holly Hunter e il compagno Kathy Bates. Come ha raccontato Joel: “l’obiettivo non era creare una comunione artistica ma dividevamo l’appartamento per risparmiare sulle spese visto che non avevamo molti soldi”. Sicuramente, nessuno di loro avrebbe potuto immaginare la brillante carriera che li aspettava.

Una carriera da Oscar
Con Blood Simple la carriera dell’attrice è ufficialmente decollata. Questo film è l’esordio sia per l’attrice sia per i fratelli Coen e ha dato inizio a un sodalizio artistico destinato a durare nel tempo. Negli anni successivi ha interpretato ruoli molto variegati sia da protagonista sia in ruoli minori che è comunque riuscita a rendere memorabili. Non si è mai curata della rilevanza del personaggio, ciò che le interessa maggiormente è capire che cosa questo un personaggio le può dare e cosa lei può dare al personaggio.
I riconoscimenti non tardano ad arrivare. Già nel 1989 riceve la prima nomination agli Oscar come Miglior attrice non protagonista in Mississippi Burning – Le radici dell’odio. Un thriller ambientato negli anni Sessanta che racconta del mistero che ruota attorno alla scomparsa di tre attivisti per i diritti degli afroamericani. L’indagine degli agenti FBI è però ostacolata dall’omertà della popolazione e della autorità locali.
Ad oggi, l’attrice ha vinto tre premi Oscar, unendosi così alla ristretta rosa dei grandi del cinema che sono stati premiati altrettante volte: Ingrid Bergman, Walter Brennan, Daniel Day-Lewis e Meryl Streep. Davanti resterebbe solo Katherine Hepburn con quattro Oscar.
Il primo Oscar come Migliore attrice protagonista lo ha vinto nel 1997, per la sua interpretazione della coraggiosa e determinata poliziotta Marge Gunderson in Fargo, il capolavoro dei fratelli Coen. Il film ha ricevuto numerosi e meritati riconoscimenti: a Cannes per la miglior regia e agli Oscar per la migliore sceneggiatura originale. Ma anche il personaggio è entrato nella storia del cinema: l’interpretazione dell’attrice è stata riconosciuta come una delle più memorabili della sua carriera ma più in generale come una delle più iconiche della storia del cinema al punto da essere inserita al 33° posto dall’American Film Institute nella lista The 100 Greatest Heros & Villains. Mentre il film è stato inserito al 84° posto nella lista The 100 Greatest American Movies of All Time.
Il film che le è valso il secondo Oscar è Tre manifesti a Ebbing, Missouri (Martin McDonagh, 2017) in cui veste i panni di Mildred Hayes, una madre che soffre profondamente per la perdita della figlia, vittima di una terribile violenza per la quale non è stato individuato un responsabile. È determinata e disposta a tutto affinché il caso venga risolto, così decide di fare affiggere tre grandi manifesti per riaccendere i riflettori sulla vicenda. Una donna dallo sguardo fiero e duro che non si placa nessuno davanti a minacce e complicazioni che si presenteranno.
Il più recente lo ha vinto nel 2021 per la sua interpretazione di Fern in Nomadland, vedova nomade che abbandona la vita sedentaria e si mette in viaggio. A differenza degli altri nomadi, Fern non si mette in viaggio per ragioni economiche o per la carenza di impieghi stabili ma per ritrovare se stessa. È invece alla ricerca di un modo per non rimanere soffocata dal ricordo della sua vita passata. L’attrice era accreditata anche come produttrice, quindi, ha concorso nello stesso anno e con lo stesso film ai due Oscar più importanti: Miglior film e Migliore attrice protagonista.

Un’artista che non ama i riflettori
Nonostante la grande e rapida evoluzione che ha avuto la carriera dell’attrice, Frances non ha mai abbandonato la sua semplicità e autenticità. Anzi, è sempre stata refrattaria a ogni cerimonia che la costringesse a mettersi in tiro, scegliendo talvolta look minimalisti. Basti pensare al look che ha scelto in occasione degli Oscar 2021: capelli arruffati, ricrescita evidente e giusto un filo di trucco. Indossava un abito di Valentino, la maison alla quale si è affidata negli ultimi anni: lunga tunica nera, con solo delle piume sulle maniche.
La sua estrema spontaneità emerge anche nei discorsi fatti in queste grandi occasioni. Pensiamo agli Oscar 2018, quando è salita sul palco visibilmente emozionata ed euforica, ha ringraziato il marito Joel Coen, il figlio adottivo Pedro e il cognato Ethan, per poi rivolgersi a tutte le donne in sala con una nomination in qualsiasi categoria, esortandole ad alzarsi in piedi. Profondamente femminista, inoltre ha concluso il discorso citando l’Inclusion Rider, cioè “la clausola che gli attori possono scegliere di inserire nei loro contratti per avere garanzia che la troupe e il cast del film in cui recitano rispetti un certo livello di incisività verso le minoranze. Quindi donne, gruppi etnici poco rappresentati, persone con disabilità, rappresentanti della comunità LGBT”.
L’attrice ha sempre fatto parlare poco di sé e raramente si concede a interviste. Anzi, ha volontariamente creato un alone di mistero attorno al quale ha creato la sua carriera. Dopo aver recitato in Fargo, i riflettori erano inevitabilmente puntati su di lei. L’attrice stessa ha dichiarato: «In quello che tutti considererebbero un momento delicato nella carriera di un’attrice, ho compiuto uno sforzo, in piena coscienza: non apparire sulla stampa o fare pubblicità per dieci anni. E ne è valsa la pena proprio per le ragioni che desideravo», ha detto. «Mi ha permesso di mantenere il mistero su chi fossi e poi, nei ruoli che ho interpretato, ho potuto portare il pubblico in posti dove un’attrice che faceva vendere orologi, profumi e giornali non sarebbe mai riuscita». In questa prospettiva, Nomadland rappresenta il suo sforzo per restare incontaminata.

Nomadland: Ferin incontra Frances
Se ha ottenuto la parte di Fern in Nomadland è anche grazie alla sua autenticità e per il suo sforzo di restare fedele a se stessa, oltre che per il suo incredibile talento. A 60 anni non aveva cercato di nascondere i segni dell’età sul viso e anzi, continua ancora oggi a portarli con orgoglio, un aspetto al quale la regista Chloé Zhao ha sempre tenuto molto.
Il film è tratto dall’omonimo romanzo di Jessica Bruder, una giornalista che ha deciso di raccontare la vita di nomadi che hanno abbandonato la vita sedentaria alla ricerca di lavori stagionali perché, anche se in età di pensionamento, non si possono permettere di smettere di lavorare. Il romanzo ci presenta un lato scomodo del Paese, una realtà spesso trascurata e oscurata dall’immagine patinata dell’America brillante e vincente. Jessica Bruden ha così intrapreso un viaggio on the road, ha parlato, lavorato e passato del tempo con queste persone. Ha imparato molto sulla loro realtà, ma più in generale sull’economia americana, l’uguaglianza e soprattutto sulla resilienza e solidarietà di cui è capace l’uomo.
In Nomadland la regista ha dato la possibilità ai nomadi protagonisti del libro di recitare al fianco di attori professionisti come David Strathairn. Anche nei suoi film precedenti la regista aveva già scritturato attori professionisti e non, costruendo un arco di trasformazione che riflettesse le loro esperienze reali. Così come i nomadi potevano portare sullo schermo una versione di sé, anche Frances ha avuto la stessa possibilità. L’attrice ha raccontato che in un periodo particolare della sua vita, aveva coltivato questo sogno: una volta compiuti i 60 anni, cambiare nome e partire con un camper. Qualora avesse deciso di intraprendere una vita itinerante, avrebbe scelto proprio Fern come nome. In qualche modo interpretare questo ruolo ha permesso all’attrice di realizzare quel sogno. Durante le riprese molte delle persone con cui si relazionava erano realmente nomadi e, non conoscendola, si rivolgevano a lei in un modo del tutto spontaneo, una cosa che lei ha sempre apprezzato moltissimo. Inoltre, la regista le ha chiesto di lavorare realmente come se fosse una di loro, per cui è stata magazziniera in California e ha raccolto barbabietole in Alaska. Alla luce di ciò, il lavoro fatto da Frances in Nomadland è da apprezzare doppiamente per la sua capacità di amalgamarsi alla perfezione con un cast di non professionisti.
Possiamo quindi affermare che l’attrice e Fern si sono animate a vicenda. Come ha dichiarato Chloe Zhao: “Mi piace pensare di aver ripreso una grande recitazione, ma anche l’essenza di Fran”.
Inoltre, alcuni elementi presenti nel film si sono ispirati alla vita di McDormand: quando Fern mostra un servizio di piatti che le è stato regalato, lo aveva ricevuto realmente dal padre in occasione della laurea. Però Frances non ha accettato la proposta della regista di dare un ruolo nel film al figlio Pedro o al marito Joel Coen perché, ha affermato l’attrice: “devo credere che non si tratti soltanto di un documentario su di me. Io ho creato un personaggio, esattamente come ho creato me stessa in 63 anni”.
Conclusioni
Frances McDormand rientra sicuramente tra i grandi del cinema, anche se rispetto ai colleghi ha sempre mantenuto un profilo più basso. Ciò che si apprezza maggiormente è la sua spontaneità e il suo desiderio di restare incontaminata, non lasciare che il mondo patinato in cui si è trovata la cambiasse. Nel corso della sua carriera ha dato vita a numerosi personaggi, alcuni dei quali hanno segnato la storia del cinema, molti dei quali accomunati da un carattere forte e determinato. D’altronde proprio come il suo.

Scrivi un commento