Tra tutti i personaggi della Hollywood classica che si sono distinti per il loro contributo fondamentale nel processo di crescita del cinema nordamericano, forse uno di quelli meno ricordati è Val Lewton, nome che compare nei tomi accademici come il produttore responsabile della rinascita di una piccola (ma importantissima) casa di produzione. Lo studio meno stabile tra i concorrenti, la RKO ebbe una vita breve e tumultuosa: la continua successione di dirigenti sempre diversi fece sì che la casa non riuscisse praticamente mai a trovare la propria strada, o al massimo un filo conduttore che legasse le sue pellicole. I grossi problemi interni, legati alle problematiche che lasciò la fine della Seconda Guerra Mondiale, portarono la casa a vivere una vera e propria crisi dalla quale si temeva non riuscisse più a riprendersi.

La produzione di serie b

È il 1942, la piccola RKO, che fino a poco prima aveva sfornato opere di enorme successo nel campo del musical anni ‘30, si ritrova adesso a un punto particolarmente difficile: Fred Astaire e Ginger Rogers, iconica coppia che aveva valso alla casa fama e incassi, hanno deciso di smettere di lavorare insieme, e quello che sembrava un promettente regista emergente di nome Orson Welles aveva appena realizzato due opere molto costose, che tuttavia non erano state comprese dal pubblico né dalla critica dell’epoca (incredibile da credere, ma stiamo parlando di Quarto Potere e L’orgoglio degli Amberson!). La soluzione sembrava a tutti la stessa: dichiarare bancarotta e chiudere i battenti. Tuttavia, il nuovo dirigente Charles Koerner non si sarebbe arreso: la sua idea, contrariamente alle aspettative, fu quella di continuare la produzione, affidandosi però ai cosiddetti “film di serie B”.

Non è una definizione nuova per l’epoca, già dai primi anni ‘30 con la Grande Depressione, gli studios decisero di dividere la produzione in pellicole di serie A e serie B, da vendere in blocco agli esercenti e utili ad abbattere i costi. Spesso è facile considerare i film di serie B come produzione di qualità scarsa, realizzati solo per “fare numero” senza spendere troppo, tuttavia è solo un pregiudizio: non è raro che la necessità di restringere il budget spronasse gli autori a trovare espedienti diversi per la realizzazione delle pellicole, espedienti che da errori possono diventare particolarità e sperimentazioni destinate a durare nel tempo. Uno dei casi più famosi è senza dubbio Detour – Deviazione per l’inferno (1945), noir di serie B diretto da uno sconosciuto Edgar Ulmer che in soli 67 minuti e appena sei giorni di riprese si è guadagnato un posto d’onore tra i noir di culto per i più grandi cineasti del mondo.

Koerner decide, quindi, di investire sui film di serie B, in particolare sui noir, e affida al produttore Val Lewton il compito di realizzarne quanti più possibile per risollevare la RKO dalla sua crisi. La scelta di dedicarsi al noir non è casuale: dato il budget ristretto, un film di serie B aveva l’obbligo di puntare non sull’ambientazione o sugli effetti visivi, piuttosto sui personaggi e sui rapporti tra loro. Un noir non ha bisogno di molto se non di strade notturne bagnate dalla pioggia, lampioni che proiettano la loro luce dentro uffici poco illuminati, necessita di chiaroscuri, contrasti, di personaggi misteriosi e con qualcosa da nascondere. Non è difficile capire come mai fu uno dei generi prescelti nella produzione di serie B.

Lewton touch: 3 capolavori

Gli anni tra il 1943 e il 1947 furono tra i più redditizi per la RKO, la cui produzione era guidata da una serie di thriller/noir con tinte horror prodotti dalla fortunata unit di Val Lewton e capitanati dallo splendido Cat People (1942). Sceneggiatore e scrittore di romanzi, Lewton dovette dirigere la realizzazione di film con budget limitatissimo (tra 100.000 e 150.000 dollari) della durata complessiva di 75/80 minuti, ispirandosi ai mostri che la Universal aveva portato al cinema negli anni ‘30. All’epoca era fondamentale che il produttore desse l’ultima parola sulla sceneggiatura, suggerendo anche modifiche alle scene o ai personaggi, e Lewton non era da meno: la sua impronta personale (poi definita Lewton touch) è evidente all’interno di tutte le pellicole da lui prodotte in questo decennio. Tra le opere RKO del periodo, molte si sono guadagnate un posto importante nei manuali di storia del cinema, ma in questa sede ne ricorderemo tre principali, per l’originalità e il contributo nel panorama del noir e del thriller mondiale.

Cat People (Jacques Tourneur, 1942)

Cat People, arrivato in Italia con il titolo Il bacio della pantera, è forse il film più famoso tra quelli prodotti da Val Lewton negli anni ‘40. La storia narrata è quella di Irena, una giovane donna di origine serba, che lavora a New York come disegnatrice di moda. Irena è affascinante e talentuosa, ma nasconde un terribile segreto legato alla sua terra d’origine: teme di essere discendente di un’antica tribù serba maledetta i cui componenti si trasformavano in pantere feroci se travolti da intense emozioni. Cat People è un thriller-noir basato interamente su ciò che non viene detto o non viene mostrato su schermo: le scene violente sono, infatti, ridotte a ombre confuse sulle pareti (soprattutto per motivi di budget) i momenti di tensione giocano su ciò che si nasconde nell’oscurità o che potrebbe nascondersi. Famosissima è la scena della piscina, in cui vediamo una dei personaggi principali intenta a fare il bagno, che viene circondata da suoni inquietanti sempre più vicini impossibili da identificare: chiunque sia a emettere quei versi è nascosto nell’ombra e potrebbe attaccare da un momento all’altro. Difficile non pensare alla scena della piscina in Suspiria di Dario Argento (1977) in cui l’elemento sonoro è praticamente il solo protagonista. La paura nasce qui dalla combinazione inquietante di suono e fotografia, come ci mostra anche un’altra famosa scena di Cat People, quella dell’autobus: una ragazza percorre una strada deserta di notte e presto si accorge di essere seguita da qualcosa o da qualcuno; i passi dietro di lei si fanno sempre più vicini, eppure non c’è nessuno sulla strada, è completamente da sola. Una scena che dura pochi minuti e diventa sempre più angosciante finché non viene spezzata dallo stridio di freni di un autobus, che involontariamente salva la ragazza dal suo destino. È una sequenza semplicissima e quasi banale, ma l’angoscia che suscita è ancora molto reale. Il bacio della pantera si è guadagnato un remake dallo stesso titolo, diretto da Paul Schrader e uscito nel 1982.

I Walked with a Zombie (Jacques Tourneur, 1943)

Ho camminato con uno zombi è probabilmente il film più inquietante tra quelli prodotti da Val Lewton in questo periodo, non solo per la tematica affrontata, ma anche per la messa in scena e l’interpretazione degli attori. Ambientato all’epoca nelle Indie Occidentali Britanniche (Caraibi), il film segue una giovane infermiera incaricata di prendersi cura di una donna malata di mente che sembra trovarsi in un perpetuo stato di trance. Gli abitanti del luogo, di discendenza afro-caraibica, sono convinti tuttavia che la signora si sia trasformata in uno zombie e la sua anima è intrappolata in un limbo tra la vita e la morte. La protagonista scopre presto l’esistenza di misteriosi rituali Voodoo sull’isola, che sembrerebbero essere in grado di guarire la sua paziente. I Walked with a Zombie è stato rivalutato da molti studiosi: gli elementi horror funzionano ancora molto bene e la rappresentazione dei rituali Voodoo all’interno del film è particolarmente accurata e affascinante, tuttavia i sottotesti razzisti sono oggi impossibili da ignorare.

The Seventh Victim (Mark Robson, 1943)

La protagonista del film è una giovane donna di nome Jacqueline che, durante la ricerca della sorella Mary scomparsa nel nulla, finisce per entrare in contatto con una misteriosa setta satanica impegnata in terrificanti sacrifici umani. E se la povera Mary fosse caduta nelle loro mani? La settima vittima fu uno dei film più di successo per la RKO nel periodo, nonostante venne girato in appena una ventina di giorni. La scena più famosa è quella della doccia, in cui si vede l’ombra di una figura femminile muoversi minacciosamente sulla tenda: è immediato il collegamento ad Alfred Hitchcock e alla ancora più famosa scena della doccia in Psycho (1960).

Negli anni ‘40, la RKO fu la regina indiscussa del film di serie B, non da intendersi come una produzione inferiore rispetto alle altre case, piuttosto come un cinema meno sensazionale, e fu per primo il pubblico a riconoscerne la grande qualità. Al giorno d’oggi, è difficile immaginare cosa sarebbe stata la casa senza il talento di Lewton, così come è impossibile pensare ad un cinema hollywoodiano senza la gigantesca, scintillante antenna che campeggia sul mondo nel logo della RKO.

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Renata Capanna,
Redattrice.