Arthur sta tornando a casa, in Italia. Non si sa bene dove sia stato, ma sembra fosse lontano da tanto tempo. Arthur si è addormentato in treno, nei suoi sogni vede una ragazza bionda e un filo rosso che pende dal suo vestito colorato. Intorno a lui personaggi che sembrano usciti dalle pitture di una civiltà antica.

“A tutti gli archeologi

custodi di ogni fine.”

Questa la dedica che Alice Rohrwacher ha deciso di inserire alla fine del suo ultimo lungometraggio La Chimera, uscito questo giovedì 23 novembre. Il film segue la vita di Arthur (Josh O’ Connor), giovane archeologo inglese con un particolare dono: è in grado di individuare dove sono nascoste le preziose tombe etrusche sparse sotto terra tra Toscana, Umbria e Lazio settentrionale. Arthur fa parte di un curioso gruppo di amici, una banda che pare uscita dalle prime forme di teatro itinerante nei popoli antichi (o, se preferite, dalla comitiva di mimi che si vedono alla fine di Blow-Up di Antonioni). Nella vita sono “tombaroli”, trafugano le tombe etrusche alla ricerca di oggetti, prevalentemente corredi funerari, da rivendere al mercato di contrabbando. La loro è una caccia a simboli una volta ritenuti sacri ma che ormai sono diventati pura merce in una società materialista. Una caccia lungo i terreni del Lazio settentrionale che si configura sempre di più come una processione verso il profano. La stessa casa di Arthur non è una casa vera, ma una baracca che sembra il deposito di un museo sul punto di chiudere i battenti e dimenticare i suoi preziosi reperti per sempre.

I tombaroli sono interessati solo al denaro, non hanno scrupoli nell’introdursi nei sepolcri antichi e trafugare i tesori che un tempo avrebbero dovuto accompagnare il defunto nel suo viaggio verso l’aldilà.

In rapporto con il sottosuolo

Arthur e la sua banda sono in costante rapporto con ciò che si cela sotto terra, in connessione diretta con il mondo dei morti e del sovrannaturale. Un film sul legame tra la società umana e il suo sottosuolo come luogo simbolico e spirituale. L’amore di Arthur per l’archeologia si rispecchia nella mancanza di Beniamina (Yle Viannello), la donna che ama e di cui sogna il ritorno; il viso di lei compare costantemente nei suoi sogni e nelle splendide statue etrusche che i tombaroli cercano di riportare in superficie. Le tracce di questo amore perduto si ritrovano nel personaggio della signora Flora (Isabella Rossellini), madre di Beniamina, e nella sua meravigliosa casa affrescata che purtroppo sta iniziando a cadere a pezzi, come la sua speranza di veder tornare la propria figlia che sembra partita per un viaggio senza una fine.

Dopo Le Meraviglie (2014) e Lazzaro Felice (2018), Alice collabora ancora una volta con la sorella Alba, a cui affida un ruolo a primo impatto quasi marginale ma che si scopre essere stato presente nel film sin dai primi minuti, un nome pronunciato ogni tanto e una figura impalpabile ma fondamentale come “specchio” del nostro protagonista.

La regia di Rohrwacher è fluida e dinamica, getta uno sguardo delicato e incantato su personaggi tutti diversi e pittoreschi ma contemporaneamente accomunati dalla stessa cosa: un sogno vano e inarrivabile, un’utopia, una chimera.

Il dodicesimo Arcano Maggiore

Un uomo appeso per la caviglia non si trova certo in una posizione comoda, e la scelta di questa immagine come locandina de La Chimera non è affatto casuale. Tra gli Arcani Maggiori dei Tarocchi la dodicesima carta prende il nome proprio di “Uomo Appeso” e raffigura solitamente un giovane penzolante da un albero con una corda legata intorno alla caviglia. La carta dell’uomo appeso simboleggia una posizione scomoda e difficile da sopportare, ma allo stesso tempo non indica una profezia negativa, anzi. Va interpretata come la necessità di superare una prova, di fare un importante sacrificio che porterà con sé dolore e sofferenza ma che sarà fondamentale per il raggiungimento di una nuova felicità.

Non ci sarebbe neanche bisogno di dirlo: Arthur è l’uomo appeso per la caviglia, incastrato tra il desiderio di scoprire e portare alla luce le antiche civiltà e la necessità di rivolgersi al contrabbando per poter guadagnare velocemente e sopravvivere; intrappolato tra i soldi e l’amore per l’archeologia. Non a caso il dodicesimo Arcano può indicare anche difficoltà finanziarie o sofferenze dettate da un amore complicato, doloroso o non corrisposto. Eppure, ad Arthur basterà trovare il coraggio di affrontare la “prova suprema” (e sta a voi trovarla all’interno del film) per potersi finalmente liberare la caviglia da quella corda che lo tiene appeso a testa in giù. Solo allora potrà sperare di raggiungere la felicità, spirituale ovviamente.

All’anteprima del 22 novembre al Cinema Modernissimo di Bologna, Alice Rohrwacher ha definito La Chimera un film “incantato sul disincanto”, facendo riferimento a quel momento nella vita umana in cui “le cose sacre” sono diventate solo “semplici cose” da scambiare, vendere e acquistare. Chi sono questi tombaroli? Profanatori in un mondo già profanato dal materialismo.

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Renata Capanna,
Redattrice.