Il primo lungometraggio dopo una carriera trentennale di cortometraggi dell’animatore marchigiano Simone Massi è un meraviglioso esempio di artigianalità.

Abbiamo avuto l’occasione di vedere durante il Bellaria Film Festival, nella sezione Gabbiano Speciale, il primo lungometraggio dell’animatore marchigiano Simone Massi, alla presenza del regista e del produttore Salvatore Pecoraro (Minimun Fax Media). Il film era stato presentato nella sezione Orizzonti dell’80esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e costituisce l’esordio nel formato lungometraggio di uno dei principali interpreti dell’animazione autoriale in Italia, con più di trenta cortometraggi in altrettanti anni di carriera, più vari contributi al mondo del teatro e dell’illustrazione, che hanno raccolto più di 900 premi in tutto il mondo tra cui anche un David di Donatello al Miglior Cortometraggio nel 2012 per Dell’ammazzare il maiale.

Nel 1918 Zelinda è una bambina contadina con la madre in cielo e il padre in guerra. Le tocca smettere l’infanzia e indossare la casa, i fratelli, la stalla e le bestie. Un giorno Zelinda torna ad avere una madre e un padre. Alla fiera del paese la bambina si stringe al babbo e spalanca gli occhi per far posto a tutte le cose che le si parano davanti. Vere o immaginate che fossero, Zelinda quelle cose ormai le ha viste e si è fatta una sua idea di come gira il mondo. Gira così velocemente che di colpo la sua storia diventa quella di un’altra. Nel 1943 Assunta è una bambina contadina che sta in equilibrio su una gamba, con la testa guarda il cielo e tiene il piede in guerra (un’altra!). Ma appena ne ha modo, Assunta si cuce un vestito colorato, fa un saltello e hop! la guerra era tutto uno scherzo, o comunque adesso non c’è più. La guerra (forse!) non c’è più e con essa scompare un mondo intero: un salto più grande di quel che sembrava. Nel 1978 Icaro è un bambino contadino che gira in tondo attorno al niente. È stato sognato tanti anni prima e deve fare e farà quello che non è stato possibile per sua madre e sua nonna. E per chi è venuto prima di loro. E prima ancora. E prima ancora.

Un secolo di vita di una famiglia in un paesino minuscolo nella campagna marchigiana. Pergola è un paesino collinare nella provincia pesarese ma il dialetto parlato in quelle zone è più simile alla parlata umbra. I prati in cui si muovono i nostri protagonisti nelle varie epoche non sono luoghi predestinati, scelti dalla storia come palcoscenico. Sono luoghi che gli eventi o li subiscono come le guerre e la Resistenza, o li guardano da lontano come gli anni di piombo. La vita scorre lentissima e i cambiamenti nell’arco di sessant’anni non sono così tanti. Invelle significa da nessuna parte. Pergola potrebbe essere sostituita da un qualsiasi paesino della zona, dell’Italia Centrale, forse del mondo intero. Il tratto graffiato scelto per il film come per la maggior parte dei lavori di Massi rende il tutto ancora più etereo e astratto. Quei pochi tratti di rosso, come il fazzoletto di Zelinda, rompono un mondo di bianchi e grigi scuri eterno come se fosse un piccolo fulmine di coraggio e propensione al nuovo, simbolo anche di un’ingenuità infantile che ha visto troppo poco del mondo per sapere anche solo cosa può permettersi di sognare. In un battito degli occhi quella bambina è diventata anziana, e ancora non ha capito come si fa a sognare.

Icaro, l’ultimo dei bambini protagonisti, è probabilmente l’avatar stesso di Massi, anche solo per ragioni anagrafiche. Il suo essere sognante si confronta con il mondo esterno, non più quello della guerra, della fame, della resistenza e dei fascisti sempre presenti, ma un mondo più semplice, fatto di scuola, compagni meschini e di una città che respinge i campagnoli. Forse gli occhi di Icaro sono gli stessi che hanno permesso a Simone Massi di creare un suo stile in cui l’animazione non è fatta di corpi, paesaggi e azioni, ma di bozze, linee, zoom, panoramiche all’indietro e trasformazioni di oggetti, portando all’estremo il mezzo e rendendo a volte macchina da presa la matita o il foglio stesso.

È sbagliato parlare di autore emergente in un caso come questo. Simone Massi ha una carriera solidissima alle spalle riconosciuta da chi ha permesso anche l’esistenza e la distribuzione di questo film che vanta anche un cast vocale piuttosto riconoscibile (tra gli altri Filippo Timi, Luigi Lo Cascio, Neri Marcorè, Ascanio Celestini, Toni Servillo, Giovanna Marini in una delle sue ultime interpretazioni più vari familiari del regista). Forse è il caso di non lasciar cadere nel vuoto dell’indifferenza l’opera di un autore unico, sostenendolo al momento dell’uscita in sala in autunno, e aspettando nuove storie italianissime ed universali.

Nicolò_cretaro
Nicolò Cretaro,
Redattore.