John & Irene, La Costola di Adamo, Uomini e Topi, Sholay
Settimo giorno di film in 16mm, perle Ritrovate in giro per il mondo, film concerto, ospiti da tutto il mondo, caldo asfissiante e posti a sedere in Piazza Maggiore due ore prima dell’inizio della proiezione. Bentornati al Cinema Ritrovato
John og Irene, di Asbjørn Andersen, Anker Sørensen (Danimarca, 1949) – Norden Noir
Finalmente riusciamo a partecipare ad una proiezione della rassegna più chiacchierata di questo festival. Le tre parole più lapidarie in risposta alla domanda “cosa vai a guardare ora?”: “un noir scandinavo”.
Una coppia di ballerini interpretati dai Glen Ford e Bette Davis di Danimarca si ritrova in serie difficoltà economiche, lei è incinta e sembra decisa ad abortire, lui vuole rimediare i soldi a tutti i costi. Il linguaggio è quello classico del Noir, si parla di colpa e della possibilità di sfuggire alla punizione, della continua ricerca di giustificare le proprie azioni e di incolpare gli altri. Nulla di originale, ma se non lo vedi qui dove lo vuoi vedere?

La Costola di Adamo (Adam’s Rib), di George Cukor (USA, 1949) – Katharine Hepburn: Femminista, Acrobata e Amante
Nello stesso anno di John & Irene Katherine Hepburn interpreta uno dei personaggi più politici della sua immensa carriera.
Amanda e Adam (Spencer Tracy) sono una coppia di avvocati in carriera che si ritrovano sui banchi opposti dello stesso caso. Lui rappresenta l’accusa nei confronti di una donna che ha tentato di uccidere marito e amante, lei la difende. Amanda vuole mettere a nudo la diversità di trattamento di una donna in un caso di “delitto d’onore”, Adam vuole in fin dei conti solo rappresentare la legge. Una delle commedie più raffinate di sempre, in cui Tracy retrocede rispetto all’uomo moderno sopra la scorza di ruvidezza di Woman of the Year, facendo emergere sentimenti retrogradi mescolati al suo (vero) senso di giustizia, mentre Amanda chiaramente sfrutta una colpevole per il suo (giusto) idealismo. Una coppia affiatata e meravigliosa, tra un litigio e un flirt davanti al giudice, che ci mostra anche un certo erotismo per due attori non più giovanissimi. Sensazionale.

Uomini e Topi (Of Mice and Men), di Lewis Milestone (USA, 1939) – Lewis Milestone: Uomini e Guerre
Nel 1939, considerato da molti l’anno d’oro del cinema hollywoodiano, escono due adattamenti dai due romanzi più celebri dell’autore americano per eccellenza, John Steinbeck (che abbiamo già incontrato il primo giorno con Lifeboat link alla prima cartolina). Contrariamente al Furore di John Ford, Milestone sceglie un cast privo di star per raccontare in tonalità seppia il primo grande sogno americano andato in frantumi. George viaggia come contadino vagabondo tra una fattoria ed un’altra in cerca di fortuna per lui e suo cugino Lennie, mente semplice e forza sovrumana.
Milestone e Steinbeck ci mostrano un’America in cui la generosità si mischia con l’opportunismo, la sopraffazione è perenne, spesso superflua, e se colpire il nemico danneggia te stesso poco importa. La speranza c’è, ma è la prima a morire, soprattutto per gli indifesi.

Sholay – Director’s Cut, di Ramesh Sippy (India, 1975) – Ritrovati e Restaurati
Avreste mai immaginato di trovarvi nel 2025 in Italia a guardare un film indiano di tre ore e mezza campione d’incassi negli anni ‘70 in una Piazza Maggiore urlante? Beh noi no, ma ci è successo ed è stata una bellissima sorpresa. E pure in versione integrale restaurata.
Sholay è un vero e proprio fenomeno di costume in India, un film che tutti conoscono, guardano anticipando le battute e cantando le canzoni, applaudendo ad ogni apparizione delle loro star. Ieri per una sera Bologna ha vissuto questo. Sicuramente siamo stati aiutati dal sapore piuttosto occidentale del film (più simile ad un fagioli western che a Leone), ma il nostro unico rimpianto è stata la mancanza della versione karaoke.

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